Un’idea virtuosa e ambiziosa quella  di “Erbacce – biodiversità alimentare e umana”.

Si tratta del progetto che la cooperativa Terrarossa di Tricase, nel basso Salento, ha proposto per il bando “Coltiviamo agricoltura sociale” di Confagricoltura. Il progetto si fonda su un intervento integrato per l’erogazione di servizi socio-educativi, volti al reinserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, con riferimento in particolare a giovani pazienti psichiatrici e famiglie migranti.

“Erbacce” è realizzato grazie ad una fitta rete di operatori agricoli in partnership con diversi attori territoriali, tra cui CSV Salento, Arci Lecce, il Parco Naturale Regionale Otranto – Leuca e il Comune di Tricase. E ancora il Centro Mentale dell’Asl, le Comunità riabilitative e i locali Sprar implementeranno le attività di apprendimento. Non solo parole, quello a cui si punta, infatti, è un reale inserimento lavorativo dei destinatari tra le aziende della rete.

Anche un laboratorio multifunzionale per il progetto Erbacce

Inoltre, il progetto “Erbacce” prevede un piccolo laboratorio multifunzionale per l’attivazione di un servizio di Agricatering Sociale, e un servizio di trasformazione e confezionamento di prodotti da agricoltura sociale, quelli che qui chiamano “I Biodiversi”. A partire dalla terra e dalla sua coltivazione, soggetti con altre abilità possono, dunque, sperimentare, cercare di trovare la loro attitudine, o solo fare una piccola e diversa esperienza.

“L’idea- dichiarano i promotori del progetto “Erbacce”- è quella di mettere a valore le diversità di tutti, condividendo un momento di lavoro e confronto in modo positivo e propositivo, finalizzato a curare le piante, i frutti, gli ortaggi meno considerati e diffusi”. Sono i cosiddetti “Frutti Minori”, altri veri protagonisti del progetto.

L’obiettivo è quindi quello di realizzare un momento di riscatto per una parte di umanità che molto spesso rimane ai margini, e che con “Erbacce” diventa, invece, vera protagonista di rinascita, senza confini, barriere o pregiudizi.

Dalla biodiversità alimentare coltivata e spontanea, di cui questo lembo di terra risulta essere particolarmente ricco, ad una biodiversità umana. Perché nessuno resti indietro!

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Riguardo l'autore

Giovanna Nuzzo

Giovanna Nuzzo

Vent'anni, radici nel Salento ma trasferita a Bologna dove studia per diventare giornalista. E' impegnata nel volontariato da quando aveva quattordici anni con un'associazione locale. Da qualche anno insegna italiano in una scuola per migranti e rifugiati politici di Bologna. Vive di passi, viaggi e sorrisi. Con il cuore a Sud, sogna di tornare nel suo paese e vivere di quello che sarà il suo lavoro.

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