Hanami, la cultura nata dai fiori di ciliegio è una tradizione giapponese.

In Giappone la fioritura dei ciliegi, chiamata hanami, viene contemplata da più di mille anni e questo fenomeno è ormai una forma d’arte.

Durante l’arco di tempo che va solitamente da metà marzo a fine aprile, milioni di turisti sono attirati dalla straordinarietà dei giardini dell’Arcipelago.

I fiori insistono sugli alberi per circa 15 giorni

Per circa due settimane ci si ritrova in famiglia o tra amici, si medita, si passeggia, si organizzano pic-nic ma soprattutto si gode della bellezza che offre la pioggia di petali rosa.

La parola “Hanami”, letteralmente “ammirare i fiori” in giapponese, si riferisce alla celebrazione della fioritura dei sakura, alberi di ciliegie. Con gli anni, il rito è divenuto una vera e propria festa con musica e danze ultimamente esportate negli Stati Uniti e in Europa dalla globalizzazione. In Giappone l’Hanami prosegue anche di notte con l’appellativo di Yozakura. Il buio rende protagoniste le lanterne di carta accese creando un coinvolgente gioco di luci, e diventano suggestivi interi parchi pubblici.

L’hanami dura in tutto 40-50 giorni

Nonostante sia noto che i sakura germoglino prima a sud e poi a nord-est, il rito è talmente popolare che durante i giorni che precedono la fioritura, vengono trasmesse delle previsioni per informare i giapponesi sull’andamento dello sbocciare dei fiori primaverili.

Le prime città a “fiorire” hanno un clima mite, tra le più note Nagasaki e Fukuoka (sull’isola Kyushu); Hiroshima, Kyoto e Tokyo (sull’isola Honshu), dove si trova il Castello di Osaka, meta imperdibile: luci e colori animano la metropoli di magia. Nulla ha più il colore giusto per tutta la notte.

A circa 100 km dall’area urbana l’artista Katsushika Hokusai tra il 1826 e il 1833 trovava uno spunto per le Sue trentasei vedute del monte Fuji, una nota serie paesaggistica di stampe in stile ukyio-e. Le xilografie policrome raffigurano diversi punti di vista nei pressi del Monte o descrivono repentini cambiamenti climatici del medesimo luogo.

In città come Sendai e Sapporo, con clima decisamente più rigido, i primi fiori si vedono solitamente a fine aprile ma i tempi di fioritura negli ultimi 150 anni sono più celeri a causa del cambiamento climatico.

Per l’avvenimento, la tradizione vuole che vengano cucinati (o acquistati) piatti tipici ad esso dedicati quali Hanami Dango e Sakura Mochi che si presentano come polpette dai colori tenui ma nitidi, dolci e a base di farina di riso.

La breve e maestosa fioritura dell’albero viene associata, secondo la simbologia giapponese, alla caducità della bellezza e alla ciclicità della vita.

Il buddismo zen fa proprio questo fenomeno naturale riuscendo così a spiegare la natura effimera di tutte le cose. Il fiore di ciliegio è metafora del Bushido ovvero della morale esistenziale dei samurai. Talvolta la loro vita, sacrificale nei confronti del sovrano che dovevano proteggere, era breve come il tempo della fioritura dei sakura.

La passione dei guerrieri e l’energia dei pallidi fiorellini, convogliano dunque nella momentaneità ma anche nella forza di enfatizzare una fugace (e stupefacente) rinascita.

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Riguardo l'autore

Daniele D'Amato

Daniele D'Amato

Direttore Responsabile. Giornalista, fotografo e insegnante; lauree in Scienze della Comunicazione e in Sociologia e Ricerca Sociale; masters in DSA e in ADHD. Fondatore e Presidente dell’associazione fotografica Photosintesi per 10 anni; fondatore e direttore editoriale della testata fotografica IVISIVI; Amministratore dello studio fotografico Comunickare; Collaboratore di “Fotografia Reflex”; docente di Linguistica delle immagini e Metodologia del Portfolio nelle scuole di fotografia; fondatore e Presidente del Collettivo Fotografico Xima.

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