Il deposito mondiale di tutti i semi del mondo si trova a Longyearbyenla cittadina dove è vietato morire”. La piccola cittadina è così soprannominata a causa delle basse temperature che sfiorano i -40°C e sarebbero in grado di mantenere vivi anche i virus dei tessuti di un cadavere.

Niente cimiteri e poco più di 2144 abitanti, la cittadina norvegese è la più popolosa dell’arcipelago delle Isole Svalbard. Essa ospita la sede del deposito sotterraneo per la salvaguardia del patrimonio genetico botanico mondiale. La struttura è ottenuta scavando a 120 metri nella roccia e a 130 metri sopra il livello del mare, per mantenere la ottimale temperatura di -18°C.

La Nordic Gene Bank, nel 1984, si era proposta di conservare la biodiversità delle piante nordiche ma nel 2006 il progetto si è ingrandito a livello mondiale.

Per la posa della prima pietra, nel 2006, parteciparono il centro norvegese e i capi di governo di Norvegia, Svezia, Finlandia, Danimarca e Islanda.

L’inaugurazione avvenne con una cerimonia pubblica il 26 febbraio 2008.

Il deposito di Svalbard e il risultato della collaborazione tra Norvegia,
Nordic Genetic Research Center e Global Crop Diversity Trust. Contiene attualmente 900 mila varietà di piante e più di 500 milioni di semi immagazzinati in contenitori di vetro.

Il deposito è composta di tre sale, di 27 metri di lunghezza, 10 di larghezza e 6 di altezza, protette da spesse porte in acciaio e una struttura in calcestruzzo.

La Svalbard Global Seed Vault ha la funzione di mantenere e tutelare la varietà del materiale ereditario vegetale, germoplasma. Dentro vi sono conservati 13 mila anni di agricoltura e sono ben 1400 le donazioni da parte dei depositi di raccolta di semi a livello mondiale.

All’interno del deposito vengono duplicate le sementi. In questo modo diminuiscono le probabilità di disperdere importanti tasselli del patrimonio botanico, come proposto dalla CBD nel trattato internazionale del 1992.

La costruzione, è capace di resistere ad un attacco nucleare o a un incidente aereo.

Quando lo scorso anno, a causa del surriscaldamento globale, lo scioglimento del ghiaccio ha allagato l’edificio, molti giornali hanno fatto dell’ironia mettendo in evidenza la banalità del disguido avuto all’interno di un edificio fatto per resistere a tutto.

Hege Njaa Aschim è il gestore e finanziatore dello stabilimento, assieme ad altre persone. Lui per primo aveva confermato al Guardian che l’acqua penetrata si era immediatamente ghiacciata senza raggiungere le stanze principali. Così che i contenitori di vetro che servono per conservare i i semi sono rimasti intatti. Il ghiaccio, ha spiegato, era stato rotto immediatamente portando i vegetali al sicuro alle adeguate temperature.

Cary Fowler, ex direttore del Global Crop Diversity Trust, ha spiegato che la struttura è in grado di respingere eventuali infiltrazioni. Va detto che le temperature minime fanno supporre che ci sia solo ghiaccio.

Comunque dopo il cedimento sono stati presi dei provvedimenti e il deposito adesso è sorvegliato 24 ore al giorno. I semi possono stare tranquilli per molti anni ancora.

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Riguardo l'autore

Daniele D'Amato

Daniele D'Amato

Direttore Responsabile. Giornalista, fotografo e insegnante; lauree in Scienze della Comunicazione e in Sociologia e Ricerca Sociale; masters in DSA e in ADHD. Fondatore e Presidente dell’associazione fotografica Photosintesi per 10 anni; fondatore e direttore editoriale della testata fotografica IVISIVI; Amministratore dello studio fotografico Comunickare; Collaboratore di “Fotografia Reflex”; docente di Linguistica delle immagini e Metodologia del Portfolio nelle scuole di fotografia; fondatore e Presidente del Collettivo Fotografico Xima.

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