Lo scorso Aprile, la Suprema Corte Colombiana ha emesso una sentenza storica proteggendo il futuro e il cuore della foresta amazzonica e riconoscendola come entità soggetta a diritti.

A uno dei più importanti polmoni verdi della terra vengono così garantiti gli stessi diritti dell’uomo, divenendo detentore di protezione, conservazione, manutenzione e restauro da parte dello Stato e degli enti territoriali che lo compongono.

A pretendere  ascolto e a denunciare il governo di Bogotà  è un gruppo di 25 giovani e bambini di età compresa tra i 7 e i 26 anni. Rappresentati da César Ródriguez, presidente del Centro de Estudios de Justicia, lo scorso Febbraio hanno avanzato richiesta di tutela perché venga finalmente preso  un provvedimento contro la deforestazione che da anni mette in serio pericolo la foresta amazzonica e conseguentemente la salute della popolazione.

È questa la generazione che subirà i più gravi rischi legati al riscaldamento globale e al cambiamento climatico.

Per tali ragioni hanno chiesto e preteso la protezione dei loro diritti costituzionali: il diritto alla salute, all’ambiente sano e alla vita.

L’Amazzonia colombiana copre un’area pari a più di 400 mila chilometri quadrati, quanto quella di Germania e Inghilterra insieme. In un solo anno  essa ha perso più di 100 mila ettari, 20  dei quali incendiati illegalmente per far spazio ad allevamento di bestiame, cocaina e cemento.

E proprio tra alti arbusti e folto verde della foresta che si combatte una delle guerre più dure contro il narcotraffico.

“Insomma – come scrive Semana Sostenible de Colombia  una tragedia ambientale per la quale lo Stato non ha mai dato una vera risposta”.

Per la prima volta nella storia, però, è l’organo al vertice dell’ordinamento giuridico a dare un segnale forte. La Sala de Casaciòn Civil ha accolto la richiesta dei giovani difensori, ponendo una pietra miliare in materia di giustizia ambientale.

Constatato l’allarmante aumento del tasso di deforestazione, l’Alta Corte ha condannato Bogotà ad attuare piani di azione a breve, medio e lungo termine. In particolare ha previsto lo sviluppo del Patto intergenerazionale per la Vita colombiana, incorporando elementi di tutela ambientale anche nei piani comunali. La Corte ha poi condannato il governo nazionale e le autorità locali e regionali per non aver rispettato adeguatamente gli impegni presi in passato.

Importante è il legame, più volte ribadito, tra salvaguardia ambientale e le condizioni di salute e benessere della popolazione. E’ stato così accolto uno degli argomenti cardini sollevati dalla richiesta di tutela.

“Senza un ambiente sano – dichiara la Corte – gli esseri umani, soprattutto le generazioni future, non saranno in grado di sopravvivere”.

Il disboscamento illegale e l’espansione della frontiera agricola provocano un grave danno alla salute di bambini, adolescenti e adulti. L’incontrollata emissione di CO2 frammenta e trasforma l’intero ecosistema. È per questo che alla foresta amazzonica viene garantito quel diritto fondamentale alla vita, che lega imprescindibilmente uomini e natura.

Invertendo la rotta rispetto alla tradizione giuridica occidentale, la Colombia oggi può  vantare un risultato concreto, dando così risposta alla rivendicazione del giovane gruppo.

“Non occorre essere presidenti, ministri o alti funzionari per cambiare il mondo. Lo possiamo fare tutti”, questa la loro orgogliosa dichiarazione e il loro alto esempio  dopo la decisione della Suprema Corte.

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Riguardo l'autore

Giovanna Nuzzo

Giovanna Nuzzo

Vent'anni, radici nel Salento ma trasferita a Bologna dove studia per diventare giornalista. E' impegnata nel volontariato da quando aveva quattordici anni con un'associazione locale. Da qualche anno insegna italiano in una scuola per migranti e rifugiati politici di Bologna. Vive di passi, viaggi e sorrisi. Con il cuore a Sud, sogna di tornare nel suo paese e vivere di quello che sarà il suo lavoro.

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