Sono forti e corali le urla che giungono dal tacco d’Italia contro l’obbligo di pesticidi per combattere la Xylella.

Il provvedimento, emanato dal Ministro delle politiche agricole Maurizio Martina, impone l’obbligo di due trattamenti fitosanitari contro l’insetto vettore della Xylella fastidiosa. Quattro trattamenti in totale da maggio a dicembre. Questi dovranno essere effettuati da tutti i proprietari di fondi, compresi gli enti pubblici, su tutto il territorio, da Santa Maria di Leuca fino alla provincia del capoluogo barese. Una bomba chimica pronta ad esplodere e chi la innesca ignora totalmente che il batterio in realtà è presente solo nel 2% degli alberi colpiti dal disseccamento.

Questi i motivi alla base della campagna di disobbedienza promossa da una fitta rete di Associazioni locali, apicoltori e aziende biologiche, sostenute inoltre da numerose realtà nazionali e da migliaia di cittadini.

La rete è pronta ad affrontare ogni tipo di spesa legale per i ricorsi giurisdizionali previsti.

Alla base di una controffensiva così dura vi è la tutela di un intero popolo di contadini e agricoltori, di una comunità che giorno dopo giorno diventa consapevole che i diritti per un ambiente salubre e salutare siano fondamentali. Lo ribadisce all’unanimità la Rete Salento km zero, promotrice del documento congiunto contro le previsioni del decreto. Non è una questione solo di agricoltura, ma soprattutto di sanità pubblica.

Verrà eseguita, inoltre, una capillare campagna di informazione tra i cittadini per illustrare i rischi del provvedimento. E ancora l’attivazione di sportelli attraverso i quali fornire assistenza legale ai proprietari terrieri che non effettueranno i trattamenti imposti. Un gesto di civiltà, di sopravvivenza, che unisce e protegge sotto di essa il popolo degli ulivi, e che punta i piedi per impedirne l’autodistruzione.

Il Salento è impegnato da tempo nella battaglia contro il depauperamento della bellezza dei suoi luoghi.

Oggi la protesta riemerge forte e chiede ora che sia l’intera comunità a non essere considerata uno spettatore a braccia conserte, ma veicolo primario a cui rivolgersi prima di decisioni così invasive.

Le stesse aziende e associazioni nel 2016 avevano avviato la campagna di sensibilizzazione Zona non Avvelenata in antitesi ai tanti cartelli zona avvelenata sparsi nelle campagne. Ciò allo scopo di alimentare la consapevolezza sui danni di un uso improprio di pesticidi. Un rischio avvertito allora anche da ISDE, Associazione Medici per l’ambiente, e che anche oggi torna a ribadire la contrarietà rispetto al decreto Martina. Anche i sindaci dei comuni di Nardò, Nociglia, Galatone e Muro Leccese a colpi di ordinanze e delibere esprimono contrarietà a queste disposizioni.

Per comprendere a pieno il paradosso bisogna, poi, fare riferimento al fatto che tra i pesticidi di cui il decreto ne impone l’utilizzo ve ne sono anche a base di Imidacloprid.

Si tratta di un principio attivo che una decisione approvata dall’Unione Europea ne vieta l’utilizzo per gli usi esterni, perché considerato il maggiore responsabile della moria delle api.

Le pratiche naturali avviate per combattere il batterio esistono. Gli agricoltori si sono autofinanziati dando vita a sperimentazioni per ridimensionare l’azione  devastante della Xylella. Uno tra tutti il tentativo del contadino Roberto Polo, con l’avvio di una pratica totalmente naturale. “Essa ripristina la biodiversità microbica del suolo attraverso la somministrazione di specifici consorzi microbici. Questi, vivendo in simbiosi con la pianta, provvedono a potenziare i nutrimenti e le difese attraverso meccanismi di induzione genomica”. Lo ha dichiarato proprio Roberto poco tempo fa al Giornale di Puglia.

Il processo di recupero non è immediato, non si può avere ancora la certezza scientifica della sconfitta totale. Ma sono i tentativi di chi non vuole avvelenare un intero territorio, compresa la salute dei suoi abitanti.

Chi non vuole arrendersi di fronte a un’imposizione della legge, lotta per non autodistruggere la propria terra, rischiando multe e sanzioni. Per combattere la sputtachina ed evitare l’avanzamento del contagio non occorre un decreto calato dall’alto. Serve semmai l’unione tra  istituzioni e aziende agricole per trovare un dialogo e una soluzione che comprenda le esigenze di un intero territorio. E’ prevista proprio oggi una manifestazione a Bari per ribadire lo stop al decreto.

La storia che si sta scrivendo negli ultimi mesi nel Sud è storia di resistenza raccontata da una rete unita di agricoltori, cittadini e associazioni. Essi si battono da sempre per un ritorno alla terra naturale e sostenibile, scongiurando il rischio di abbandono. La storia di una comunità, della sua fatica, del suo sudore contro leggi troppo frettolose e prive di ratio.

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Riguardo l'autore

Giovanna Nuzzo

Giovanna Nuzzo

Vent'anni, radici nel Salento ma trasferita a Bologna dove studia per diventare giornalista. E' impegnata nel volontariato da quando aveva quattordici anni con un'associazione locale. Da qualche anno insegna italiano in una scuola per migranti e rifugiati politici di Bologna. Vive di passi, viaggi e sorrisi. Con il cuore a Sud, sogna di tornare nel suo paese e vivere di quello che sarà il suo lavoro.

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