Cultura

Biblioteca Soukaina: gioia e cultura nella Striscia di Gaza

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Un gruppo di giovani amiche palestinesi appassionate di cultura ha di recente costruito la biblioteca Soukaina. Essa sorge al centro della Striscia di Gaza, nella città di Deir al Balah, in un’area dilaniata dalla violenza di una guerra senza fine.

La realtà nella Striscia di Gaza

Mentre la guerra tra Arabi e Israeliani infierisce senza speranza di tregua, i locali lottano per la sopravvivenza. La disoccupazione ha raggiunto il suo picco massimo degli ultimi 19 anni. Secondo un rapporto dell’ONU, che analizza la manodopera gazawa del penultimo quadrimestre del 2017, vi sono quasi 250.000 disoccupati, la maggior parte dei quali sono giovani tra i 20 e i 24 anni. I sogni dei giovani precipitano insieme alle bombe e alla fiducia in una vita migliore. In questo scenario la gente affoga la propria disperazione nella droga, e l’uso degli oppiacei in particolare è notevolmente aumentato.

L’istruzione è un problema non meno importante. La cultura è un bene prezioso quanto raro: i libri scarseggiano e le poche scuole sul territorio non riescono ad accogliere i 430.000 adolescenti del luogo.

La biblioteca Soukaina porta gioia e cultura

La biblioteca fondata dalle giovani studentesse rappresenta un’alternativa al dolore e alla guerra. Non a caso, soukaina in arabo significa pace. I libri aprono i cuori dei gazawi ad un barlume di speranza. “Leggere a Gaza è ancora più importante che altrove, perché siamo tagliati fuori dal mondo. Da dove i giovani possono prendere le loro idee altrimenti? La minaccia della violenza qui non è mai lontana. Ma un libro può aprire le menti” dice Mohammed Abu Sulaiman, uno dei dipendenti che ha lavorato al progetto.

La biblioteca offre anche corsi scolastici a chi non possiede tale privilegio. Ma è molto più che una scuola, poiché gli istituti di istruzione rappresentano sul luogo un punto di riferimento e aggregazione per la comunità. Per la grande importanza che riveste, il progetto è stato accolto con favore dall’Unicef che lo ha finanziato.

Quella delle studentesse è stata una scelta audace, perché hanno avuto il coraggio di costruire dal nulla un’impresa di grande valore culturale e comunitario e di portare il cambiamento in una terra la cui situazione è rimasta immutata nel tempo. Ma anche perché la società palestinese nutre ancora dei pregiudizi nei confronti delle donne. E’ dunque anche un simbolo di emancipazione. E ora, grazie a loro, la vita a Deir al Balah è migliore.

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Fonte: lifegate.it

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