Cultura

Brigata Viganò, una storia di resistenza e lotta contro i fascismi

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Foto: cronacabianca.eu

Nel cuore di Bologna, tra tetti rossi e una storia che spesso si dimentica, la Brigata Viganò torna a parlare di resistenza, di lotta contro quei fantasmi bui del passato e quelli quotidiani e di lotta contro i fascismi. Il tutto grazie al lavoro quotidiano e intriso di passione di cinque ragazze universitarie.

Margherita Occhilupo, Dafne Carletti, Sofia Fiore, Elena Sofia Tarozzi e Marta Selleri sono le cinque componenti della Brigata Viganò.

Questo è il loro nome di battaglia. Un progetto, una storia nata per recuperare la Storia. Dalle staffette delle partigiane alla battaglia odierna contro l’oblio. Quello che ha colpito la vita e i testi di una donna combattente e scrittrice, Renata Viganò. E che oggi la Brigata che prende il suo nome si è impegnata a recuperare uno dei suoi racconti, la Bambola Brutta- Storia di Eloisa partigiana.

Fu pubblicato negli anni sessanta su Il Pioniere, giornalino diretto da Gianni Rodari e poi completamente perduto. Grazie a un lavoro collettivo, a quello del professore dell’Università di Bologna Antonio Faeti e poi di Tiziana Roversi, pedagogista e coordinatrice della Brigata Viganò, ritorna in vita.

Torna a raccontare ai bambini e alle bambine cosa è stata la resistenza, le lotte partigiane.

È dedicato a loro, culla del sapere del domani. È un racconto ancora capace di arrivare ai più piccoli, con una voce che vale la pena di essere ascoltata, come sostengono le ragazze.

È la storia di Eloisa, figlia della Resistenza. E’ la sua piccola voce che pare di sentire leggendo le pagine del racconto, arricchite dai colori delle illustrazioni di Viola Niccolai. È una protagonista, forse inconsapevole di anni duri e poveri. Le viene regalata una bambola che la guerra ha reso brutta. Eloisa, che aspetta il ritorno del suo babbo dalla guerra, la riceve come un regalo bellissimo e da custodire. Ma non è un gioco e presto se ne accorgerà.

Quel conflitto che porterà poi al fiore della libertà, alla porta della democrazia richiede sacrifici, morte.

E le pagine di questo albo illustrato, con un finale di speranza aperto, nascondono quei sacrifici e al tempo stesso li riesumano. Quella bambola brutta serve alla madre di Eloisa per nascondere informazioni, senza essere scoperti dai nemici.

Un racconto che è vita, che è vivo, tocca le corde delle anime degli indifferenti, smuove coscienze, fa comprendere cosa sia stato, cosa è il fascismo, la dittatura, il dover combattere per la libertà.

È stato riportato alla luce per fare il punto, ricordare, rieducare, vista la mancanza anche nei programmi didattici delle scuole di tali periodi storici. È ritornare sul ruolo delle donne fondamentali nella guerra di liberazione e poi su Renata Viganò, scrittrice che per prima l’ha vissuta.

Non dimenticare quello che ho detto, mi fido di te.

Così la mamma di Eloisa la fa protagonista  di un compito grande, importante. È così che Renata Viganò lancia un messaggio alla società di allora, quello che recuperano e rilanciano dalla Brigata Viganò. Un appello forte, chiaro verso la società di oggi che molto probabilmente ha dimenticato o ha voluto dimenticare.

E allora ci riprovano cinque ragazze a far rivivere la Storia, che deve essere magistra vitae. Lo fanno affinché le bambine, i bambini del presente non siano estraniati. Perché conoscano senza nessun tipo di indottrinamento, e poi possano costruire un proprio pensiero anche su tali tematiche.

Le ragazze della Brigata Viganò per questo hanno ripreso in mano La Bambola brutta, hanno coinvolto la cittadinanza, hanno chiesto consigli ai loro vecchi maestri per poter trovare un linguaggio adatto ai più piccoli.

E con in mano la storia recuperata dell’autrice de l’Agnese va a morire hanno incontrato i bambini e i ragazzi delle quinte elementari e delle terze medie, nelle scuole di Bologna.

Regalano il racconto, seminano buon futuro.

Facendo rivivere la storia di Eloisa, dei protagonisti del racconto, raccontando attraverso laboratori e giochi quel ventennio fascista, cosa fosse una staffetta, dando spunti, riflessioni.

Tante sono le attività con cui quotidianamente le ragazze della Brigata Viganò ripopolano di idee intrise di antifascismo, di passione le strade di una città che quella lotta l’ha conosciuta bene.

Con i piedi nelle radici di una civiltà che se è ritornata libera lo deve a quel periodo spesso raccontato dalla Contessa.

“Una speranza cieca, un po’ folle ma basata sulla convinzione che forse qualcosa si può imparare” – raccontano. Ragazze visionarie e che con coraggio si prendono cura delle bimbe e dei bimbi, dei ragazzini e delle ragazzine affinché possano essere seme di libertà piantato in un mondo buio e controverso.

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