Il 18 luglio scorso è stata riportata alla luce un’antica tomba picena a Corinaldo. I lavori sono stati condotti dagli archeologi dell’Università Disci di Bologna. La tomba monumentale, collocabile a circa 2600 anni fa, apparterrebbe ad un importante e ricco principe guerriero piceno.

Corinaldo è un piccolo comune che sorge nella valle del fiume Nevola, in provincia di Ancona.

L’area della sepoltura si colloca quasi al confine a nord dell’area dei Piceni, che abitavano nelle Marche e in parte dell’Abruzzo. A nord e a sud dell’opera si collocano le antiche città di Suasa ed Ostra, di epoca romana.

Lo scavo è nato dal progetto ArcheoNevola. Si tratta di una collaborazione tra il Disci di Bologna, il comune di Corinaldo, il consorzio della città romana di Suasa, la soprintendenza archeologica delle Belle Arti e Paesaggio delle Marche e la Fondazione Flaminia di Ravenna. Il tesoro era all’interno di una fossa e, tra le ceramiche frantumate, non sono presenti gioielli o manufatti preziosi. Eppure ci sono altri segni che dimostrerebbero il suo potere.

“Tra le ceramiche abbiamo trovato vasi di importazione, non piceni, tra i quali spicca una grande olla daunia, che viene dall’attuale Puglia e testimonia una rete di scambi e di relazioni anche transmarine”. Così Michele Scalci, del Dipartimento di storia, cultura e civiltà dell’Università di Bologna, ha spiegato l’importanza della figura di questo principe.

“Era un personaggio di rango indiscutibile all’interno di un sistema molto aristocratico, – ha commentato Federica Boschi, docente di geofisica applicata all’archeologia e direttrice dello scavo. – Poteva permettersi anche di importare merce. La sua era una leadership politica, militare ed economica. Trovare qui questi vasi ci dice che probabilmente questa piccola valle poteva essere una via di percorrenza privilegiata con la costa e anche con l’entroterra, fin dall’età pre-protostorica. In epoca romana si è spostato tutto nelle valli principali dove sorgevano Suasa ed Ostra”.

Quando a luglio si è aperto il cantiere, gli studiosi del Disci sapevano già cosa cercare.

Un anno prima, infatti, la tomba era stata intravista attraverso varie tecniche non invasiva per il sottosuolo. La conferma della presenza di materiali nel sottosuolo è poi arrivata in seguito alle prospezioni geoelettriche e geomagnetiche al suolo. Durante questi mesi si è mantenuto il segreto della scoperta per prevenire atti vandalici che avrebbero rovinato il sito archeologico.

“Dalle foto aeree si vedeva una traccia circolare di colore diverso sull’erba, – ha spiegato Boschi. Abbiamo pensato subito al fossato di una tomba picena, perché in questa zona delle Marche è nota la loro presenza”.

Una ventina di studenti, dottorandi e ricercatori hanno lavorato insieme riportando alla luce vari oggetti di questo principe. Purtroppo la sua figura resterà senza nome in quanto la tomba appartiene all’epoca protostorica e non sono presenti sufficienti iscrizioni sul suo conto.

La direttrice dello scavo ha anche richiesto la collaborazione di una squadra di restauratori con laurea magistrale in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali di Ravenna per raccogliere e preservare al meglio ogni pezzo.

“Si tratta di un approccio avanzato dal punto di vista scientifico che si è reso necessario perché è un contesto molto delicato e abbiamo dovuto pianificare tutto con molta cura”, ha spiegato.

Secondo la prima ricostruzione degli archeologi, la tomba doveva presentarsi come un tumulo circolare di circa 30 metri di diametro, alta pochi metri e circondata da un fossato. Sotto la tomba era presente una fossa che racchiudeva il corredo del principe. Tra i vari vasi sono compaiono il suo elmo ed un carro, simboli della sua influenza e potenza.

Federica Boschi ha spiegato l’importanza di questi simboli.

“Le ruote in ferro del suo carro, il suo elmo ed una serie di spiedi per la carne e poi il vasellame con decorazioni geometriche tipiche della cultura picena del VII secolo avanti Cristo. Alcune ceramiche che non sono sicuramente originarie di qui, ma importate. Si tratta di una delle tombe più grandi mai ritrovate dopo quella della regina picena di Sirolo. Ed è la sepoltura più a nord di questo tipo così monumentale. Supponiamo che sia un maschio visto l’elmo, lo schiniere e il carro.

Probabilmente era il capo della comunità locale, secondo una struttura oligarchica gentilizia propria di questo popolo dai cui vertici non erano escluse le donne. La camera con i resti non si è conservata purtroppo. Forse portata via già dagli aratri tardo romani e medievali, ma abbiamo rinvenuto alcuni frammenti di osso nella fossa con il corredo. Il Dna antico sarà realizzato per capire se appartiene a chi era sepolto qui”.

Purtroppo non si potrà conoscere l’identità di questo importante principe guerriero. La scoperta della sua tomba però è molto importante per arricchire la storia del nostro popolo.

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Riguardo l'autore

Mariarosaria Guido

Ventunenne, appassionata di musica, arte e ancor prima della scrittura. Ha studiato violino per circa dieci anni e si è diplomata al Liceo Artistico. Vanta numerose partecipazioni e qualche vittoria in altrettanti concorsi di poesia. "I sogni camminano" è il suo romanzo d'esordio nel 2019. Le piace indagare e approfondire senza fermarsi alle apparenze, stare all’aria aperta e preferisce il vintage al post-modernismo.

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