Cuoche combattenti: a Palermo c’è un esercito di donne combattenti e cuoche per scelta. Una mano stringe un mattarello e il corpo abbraccia una tenacia smisurata. Si fanno chiamare Cuoche Combattenti. Le contraddistinguono uno spirito di resilienza e il costruire passo dopo passo una rete condividendo un percorso, purtroppo comune non a poche.

Nicoletta Cosentino è il volto e l’anima di questa sfida.

Un progetto di imprenditoria sociale che riunisce donne vittime di violenza di genere e dà loro l’opportunità per ricominciare insieme, puntando all’emancipazione economica.

Prende vita a Palermo e dopo più di un anno le Cuoche Combattenti, grazie all’aiuto dell’associazione Le Onde Onlus, hanno anche trovato uno spazio fisico, in piazza Generale Cascino.

Nicoletta al telefono è indaffarata con la consegna di alcune torte, ha un timbro di voce forte, forte come il suo coraggio. Racconta la sua storia e si percepisce l’orgoglio, ma anche le paure e i timori dietro scelte difficili, dietro le difficoltà incontrate durante la separazione dal marito. “Così mi sono accorta di avere bisogno di aiuto”. E da qui il riscatto.

Dopo un percorso, iniziato ormai più di quattro anni fa con il centro anti-violenza Le Onde, Nicoletta ha frequentato uno stage formativo presso un laboratorio di produzione della città (I peccatucci di Mamma Andrea). “Solo durante quel periodo ho preso consapevolezza di quello che avevo vissuto, ero vittima di una violenza psicologica e subdola. E la mia autostima si andava sempre più sgretolandosi”.

Con altre donne vittime come lei di violenze fisiche o psicologiche, Nicoletta ha deciso di dare un seguito all’esperienza. Tutto inizia a Settembre 2017 con le prime salse, avviando insieme una propria impresa. Abbattere i muri del silenzio, stereotipi e luoghi comuni e rivendicare il diritto di denunciare soprusi e maltrattamenti.

Come una torta o un dolce o una confettura hanno bisogno dei loro tempi e delle loro lente preparazioni, così inizia la rinascita delle Cuoche Combattenti.

Il cibo diventa veicolo e opportunità per poter prendersi di nuovo cura di sé. Diventa sfida e sogno.

“Questa volta, però, noi siamo in cucina per una nostra scelta, non perché ci ha mandato qualcun altro a preparare il pranzo o la cena. Siamo in cucina e qui combattiamo.”

I barattoli di pesto al basilico o di melanzane, le confetture hanno tutti un’etichetta anti-violenza. Frasi che devono far pensare; un invito alla ribellione. “Chi ti ama, ti lascia libera”, o “meriti un amore felice”, sono solo alcuni dei messaggi.

Il motto delle “Cuoche Combattenti” e di questo piccolo e prezioso laboratorio è “Mai più paura, mai più in silenzio”. Allontanarsi da ambienti malsani e porsi in un’ottica lavorativa sono gli obiettivi. Si raggiungono “attraverso il recupero, la produzione, la commercializzazione di ricette popolari tradizionali”.

L’idea si è concretizzata grazie anche ad un prestito di microcredito ottenuto da Banca Etica con il supporto di DIRe, che ha messo a disposizione i 20mila euro per poter iniziare l’attività. Il nuovo laboratorio attrezzato rifornisce altri punti vendita in città, mentre si cerca di puntare anche alla distribuzione su rete nazionale. Al momento ci sono tre nuove ragazze tirocinanti unite al gruppo. La speranza è quella di assumerle presto.

C’è un passato di violenza, di soprusi e di paure, ma anche un animo di ribellione e voglia di non arrendersi e sottomettersi.

C’è il tendere la mano per aiutare chiunque versi in una simile situazione. A Palermo, al civico 11 di Piazza Generale Cascino, insieme al profumo di muffin e torte appena sfornate, si respira la grinta, la passione e la perseveranza. C’è un futuro che è Donna e che è combattente.

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Riguardo l'autore

Giovanna Nuzzo

Giovanna Nuzzo

Vent'anni, radici nel Salento ma trasferita a Bologna dove studia per diventare giornalista. E' impegnata nel volontariato da quando aveva quattordici anni con un'associazione locale. Da qualche anno insegna italiano in una scuola per migranti e rifugiati politici di Bologna. Vive di passi, viaggi e sorrisi. Con il cuore a Sud, sogna di tornare nel suo paese e vivere di quello che sarà il suo lavoro.

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