Cultura

Oltre il mito. La forza di Frida Kahlo

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Oltre il mito è la mostra appena conclusa dedicata alla pittrice Frida Kahlo che si è tenuta al Museo delle Culture di Milano.

Il titolo dell’evento sembra indirettamente spiegato dalle parole del curatore Diego Sileo. Dice infatti “Per quanto paradossale, è proprio il gran numero di eventi espositivi dedicati a Frida che ha generato questo nuovo progetto. Perché la leggenda che si è creata attorno alla vita dell’artista è spesso servita solo a offuscare l’effettiva conoscenza della sua poetica”.

La mostra è stata divisa in quattro sezioni: la donna, la terra, la politica e il dolore.

Sono stati esposti i documenti provenienti dall’Archivio di Casa Azul, scoperto nel 2007 oltre alle opere provenienti dal Museo Dolores Olmedo di Città del Messico e dalla Jacques and Natasha Gelman Collection.

Nata a Coyoacán, all’epoca un sobborgo di Città del Messico, Frida Kahlo (1907 – 1954), artista messicana, era la più vivace di quattro fratelli. Essi erano figli del fotografo tedesco di famiglia ebrea Guillermo Kahlo e di Matilde Calderón y González, messicana di origini spagnole e amerinde.

Nel 1922 si iscrisse alla Escuela Nacional preparatoria dove divenne sostenitrice del socialismo nazionale e conobbe Alejandro Gómez Arias, capo spirituale e ispiratore dei Cachuchas. Questi erano un gruppo di studenti che usavano portare un berretto rosso. Il berretto era il segno distintivo socialista, di cui Frida si innamorò e al quale furono dedicati alcuni dei suoi primissimi dipinti.

Frida si divertiva a ritrarre i compagni di scuola ma la significativa svolta in campo artistico si ebbe in seguito al grave incidente del 17 settembre 1925.

Tornando a casa dal liceo infatti, l’autobus sul quale era seduta si scontrò contro un muro provocandole fratture e rotture in tutto il corpo: “Il tram schiacciò l’autobus contro l’angolo della via. Fu un urto strano: non fu violento, ma sordo, e tutti ne uscirono malconci. Io più degli altri”. Le conseguenze fisiche dell’incidente furono gravi e permanenti. Nel corso della sua vita subì 32 operazioni chirurgiche ma il suo carattere deciso e la sua forza le permisero di tramutare la sua immobilità in opportunità.

I suoi genitori le regalarono un cavalletto e dei colori per dipingere da sdraiata a causa dell’ingessatura dell’intero busto che la costrinse a letto per mesi.

Dipingo me stessa perché passo molto tempo da sola e sono il soggetto che conosco meglio.

Frida sosteneva di non inventare i suoi dipinti bensì di riproporre la sua realtà immediata. Era perciò contraria a chi, come André Breton, col quale ebbe una relazione, la credeva una pittrice surrealista.

Nel 1929 si celebrava il matrimonio tra un elefante e una colomba, così definito dalla madre di Frida che diventa la terza moglie di Diego Rivera. Diego era un famoso muralista messicano sostenitore del movimento socialista, che seguirà durante il successo negli spostamenti lavorativi a San Francisco, New York, Detroit.

Pieno d’ammirazione ribadiva: “Frida è la prima donna nella storia dell’arte ad aver affrontato con assoluta e inesorabile schiettezza quei temi che riguardano esclusivamente le donne”.

La storia del loro complicato rapporto è molto conosciuta. Infatti è costellata di tradimenti da parte di entrambi ma soprattutto per la veridicità della loro relazione, libera ma sofferta.

Marcel Duchamp, che insieme a Kandinsky, Mirò, Tanguy, nutre molta stima nei confronti della pittrice. Nel 1938 la ospita a Parigi per montare la sua prima mostra europea a cui ne seguiranno molte altre fino ai giorni nostri.

Il motivo dell’intramontabile successo dell’artista è da ricercarsi nella modernità dei significati dei suoi lavori.

Ne è un esempio il dipinto che nella mostra fa parte della sezione dedicata alle politica intitolato Autoritratto al confine tra Messico e USA (1932).

Nella prima sala sono stati esposti gli autoritratti dedicati alla grandezza della figura femminile. Tra cui per esempio Autoritratto con collana di spine (1940) dove Frida si raffigura assieme a una scimmia e a un gatto. Presente nella stessa sala anche l’opera Diego nella mia mente (1943). Entrambe sono state dipinte quando l’artista era già conosciuta, la mostra infatti non procede con ordine cronologico.

Ne L’amoroso abbraccio dell’universo, la terra (Messico), io, Diego e il signor Xòloti, (nella sezione dedicata alla terra), l’artista riprende la mitologia messicana antica. In quest’opera esprime appunto il concetto di dualismo similmente alla filosofia cinese Yin e Yang.

Frida si fa portavoce del suo dolore, colpisce la sua capacità di dissimularlo o enfatizzarlo con estrema chiarezza ed elasticità. Risulta emblematico perfino a Pablo Picasso che in una lettera scrive: Né Derain, né tu, né io siamo capaci di dipingere una testa come quelle di Frida Kahlo.

Nei suoi dipinti dove spesso Manca la prospettiva, la volumetria è appena accennata ma che sprigionano una verità che va Ben Oltre il simbolismo.

Fonte: artesplorando.it

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