Cultura

Riportata alla luce l’antica città perduta del re Davide

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Dopo secoli di miti e leggende, nei giorni scorsi è stata riportata alla luce in Israele quella che potrebbe essere l’antica città del re Davide.

Lo scavo, guidato da Avraham Faust della Barilan University, è stato eseguito nei pressi di Tel Eton in Giudea Shefelah, non lontano da Lachish. Lo studioso ha riportato alla luce le fondamenta di un villaggio risalente al 1000 a.C. che potrebbe essere Eglon, l’antica città della tribù di Giuda, delle Sacre Scritture.

In seguito al ritrovamento, l’antico dibattito sull’esistenza del re Davide si è fatto ancora più acceso.

Il personaggio ha influenzato in modi diversi le tre religioni abramitiche: secondo l’ebraismo, egli apparteneva alla tribù di Giuda; per l’islamismo è stato un importante profeta; secondo il cristianesimo, invece, è un antenato di Giuseppe, il padre putativo di Gesù.

Secondo alcuni studiosi, la figura del re Davide appartiene esclusivamente alle leggende come quella di re Artù, mentre per altri ha dei legami plausibili con le vicende bibliche. Questo perché il suo nome è presente nelle sacre scritture.

Nello scavo sono stati ritrovati edifici noti come casa israelita. Si tratta di abitazioni con 4 stanze, costruite con blocchi di pietra a bugnato sovrapposti a file sfalsate. Esse sono lavorate per dare un effetto di scanalatura tra i giunti orizzontali e verticali, molto comuni nell’antico Israele ma rare altrove. Inoltre è stato ritrovato un vasto edificio che potrebbe essere un’antica residenza reale nella città e che dimostra l’esistenza di una società con una forte identità politica.

I test del radiocarbonio eseguiti sulle ceramiche trovate nelle fondamenta e nelle fosse d’oliva e di carboni nei pavimenti delle case hanno permesso di collocare la costruzione della città tra la fine del XI e l’inizio del X secolo a.C., periodo in cui avrebbe regnato il re Davide.

Il sovrano avrebbe regnato in quegli altipiani circostanti all’antica città proprio in quel periodo. Grazie a lui si sarebbe sviluppato un tessuto sociale ricco di cambiamenti di cui si discute da sempre nel dibattito storico della figura di re Davide.

Una delle prime testimonianze archeologiche sul sovrano è la stele di Tel Dan collocabile tra la fine del IX e la metà del VIII secolo a.C.

Vi è scritto che Davide è il fondatore della dinastia Casa di Davide che però appare più un titolo religioso che un nome proprio.

“Come gli stessi archeologi ammettono, non è la prova dell’esistenza di Davide”. A parlare è Francesca Stavrakopoulou, studiosa della University of Exeter. “È la Bibbia che parla di un regno nella terra di Canaan, non l’archeologia. A meno che non si trovino consistenti riferimenti al re Davide in iscrizioni risalenti al X secolo a.C., rimarrà solo una leggenda”.

Il professor Avraham Faust, invece, resta ancora scettico a riguardo, ma non esclude a priori l’esistenza del sovrano.

“Non abbiamo trovato nessun artefatto che dicesse re Davide o re Salomone. Abbiamo invece scoperto i segni di una trasformazione sociale che sembra indicare che le cause siano da ricercare nell’area degli altipiani”. Ha anche ricordato che “fino a 25 anni fa nessuno dubitava che Davide fosse una figura storica”.

Ad oggi, le ricerche e gli scavi proseguono e sono visitabili su appuntamento. Nonostante il dibattito ancora vivo riguardo l’esistenza del re Davide, non c’è dubbio che questa sia un’importante scoperta per il territorio israeliano.

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