Cultura

Vento di Soave, gli occhi disincanati di Corrado Punzi

Vento di Soave, gli occhi disincanati di Corrado Punzi
Foto: filmitalia.org

Vento di Soave è il docu-film che racconta la storia di una città di mare, potenza del mediterraneo un tempo e ora sotto il dominio di due industrie ciclopiche, il petrolchimico Eni e la centrale di carbone Enel.

Soffia forte il vento di soave su Brindisi, soffia sulle centrali di carbone, disperde polveri sottili, soffia sul petrolchimico più grande d’Italia e sulla gente che si ammala ancora di tumore.

Brindisi fu crocevia di culture e di genti, roccaforte del meridione, il porto che accoglie. Federico II, ultima possanza di Svevia, con un’ impetuosa potenza, proprio come quel vento, ne eresse la dinastia più ricca, più forte. Fu sotto le sue braccia che Brindisi conobbe anni di prestigio culturale e commerciale. Dante Alighieri gli diede quell’epiteto. Vento di Soave, appunto, l’ultimo re di Svevia.

Oggi di quegli anni rimane poco, monumenti sparsi, rovine. Nel porto glorioso giungono oramai per lo più navi cariche di tonnellate di combustibili fossili. Rimane però la centrale Enel dedicata a Federico II.

È da qui che Corrado Punzi parte con la sua troupe per descrivere, narrare la Brindisi di oggi con il docufilm che vanta premi prestigiosi.

Un racconto ambivalente di un modello di sviluppo, si legge su uno sfondo nero. Sono tre storie di ostinata ma contraddittoria opposizione al gigante industriale. Sono due in questo caso, il petrolchimico Eni e la Centrale a Carbone Enel di Cerano.

La vocazione agricola di Brindisi compare poi spesso. Quel vento non può non soffiare sulle campagne adiacenti ai grandi colossi industriali. Le storie che si intrecciano sono dunque quelle di due agricoltori che vivono e lavorano sotto le centrali e quella di un sommozzatore ambientalista. A ciò fa da contorno la versione dell’addetto stampa della centrale. La sua figura ritorna continuamente nei panni di un Caronte della centrale, traghettatore di scolaresche. Compare poi quella degli eventi cittadini finanziati dalle industrie. Sono realtà opposte che il regista grazie alla sua abilità riunisce su un filo sottile, quasi impercettibile.

Si scopre uno sguardo lucido, disincantato, uno stile rigoroso, attento per raccontare una Brindisi calpestata da ingordigia e cupidigia e scoprire le polveri sotto al tappeto.

L’intento di Vento di Soave è perciò restituire la complessità del tema attraverso la molteplicità delle prospettive. La bravura della troupe pugliese sta nel limitarsi a narrare, raccontare una storia. Quella della seconda centrale di carbone più grande d’Italia e tra quelle che in Europa emettono più sostanze inquinanti e più emissione di CO2.

Allo sguardo del sociologo e regista Corrado Punzi si associa quello del giornalista Stefano Martella. La sceneggiatura è stata scritta dal regista insieme a Francesco Lefons. Vanta poi la produzione di Davide Barletti con la sua Fluid Produzioni e del collettivo cinematografico Muud Film e quello di Apulia Film Commission.  È stato poi sonorizzato da Gianluigi Gallo e montato da Cristian Sabatelli.

Vento di soave ha anche sbarcato il continente, è stato premiato a Toronto, in Canada all’Hot Docs Canadian International Documentary festival, il più grande festival di documentari del Nord America. Questa la motivazione della giuria: “Con la sua epopea e i dettagli personali, questa sottile esposizione del degrado ambientale conquista gli spettatori con l’inaspettata potenza di componenti eleganti e spirito pungente”. In italia è stato invece presentato al Torino Film Festival, nella sezione “Italiana.Doc”.

Si pone così Vento di Soave, si mette all’angolo , ne guarda la quotidianità e la descrive.

I meloni brindisini diventano neri, i carciofi non si possono coltivare più come una volta. E tra i nasi rossi dei pagliacci e le canzoni di Frozen per far sorridere i bimbi ricoverati in ospedale, osserva la caparbietà delle vittime del petrolchimico che lavorano comunque con la schiena e gli occhi abbassati sotto le industrie. E poi la fierezza di chi invece lavora per quelle industrie, ricopre cariche istituzionali.

Il vento si placa e risuonano le musiche sulla spiaggia. La bolla dell’estate salentina. Amaro ne appare il finale. “Su di noi nemmeno una nuvola” e sul Salento che lotta tra progresso inquinato e fatto di cemento e danni ambientali ne rimangono fin troppe.

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