Economia

Borgotufi, da paesino disabitato a hotel diffuso

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Sembra una favola quella di Borgotufi, frazione di Castel del Giudice in provincia di Isernia, Molise. Un pugno di case abbandonate e decadenti, avvolte dal silenzio impenetrabile delle montagne. Agli occhi dei locali un borgo senza futuro, condannato a scomparire dalle carte geografiche e dalle memorie. Ma il suo destino si è rivelato un altro: Borgotufi è oggi un albergo “diffuso”.

A farlo rinascere l’intraprendenza di due giovani imprenditrici, entrambe allieve del pluristellato chef  Niko Romito: Alessandra Di Paolo e Giusy Trapasso. La prima, 29 anni, è la regina dei fornelli e ama utilizzare prodotti a km zero: “Qui è tutto così vicino, così genuino, così naturale. Cucinare diventa quasi spontaneo, bisogna solo stare attenti a non fare brutti gesti per non rovinare quanto di buono offre la natura”. Le verdure e la frutta che arrivano in cucina sono coltivate nei campi dinnanzi all’hotel-borgo, da contadini e dall’ente pubblico di cui è a capo il sindaco del paesino Lino Gentile.

Giusy Trapasso, 33 anni e hotel-manager si occupa del resto. “Che vinceremo. Ne sono certa. Qui infatti tutto tifa per noi: la natura, l’ambiente, la campagna, la scuola di un grande maestro, il cibo buono, il relax e la voglia sempre più diffusa di scoprire un turismo sano, diverso, a dimensione umana“.

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Borgotufi offre ai propri clienti relax e un’eccellente cucina che vuole riscoprire i sapori genuini della tradizione, sulle orme del maestro Romito. Il restauro del borgo ha permesso la costruzione di 33 confortevoli camere dotate di camino e cucina propri, per un totale di 100 posti letto. Oltre che un grande centro benessere con piscina, bagno turco, palestra e sala massaggi. L’albergo offre inoltre una vasta serie di itinerari di interesse naturalistico nei parchi della Maiella e dell’Abruzzo in bici o praticando il rafting, o visite guidate a castelli e cattedrali.

Una scelta audace quella delle due ex-allieve, ma anche un’esperienza che si ripete in Italia e fa tendenza anche all’estero. Un caso “gemello” è quello di Belmonte Calabro. Un borgo cosentino in via d’abbandono trasformato in hotel diffuso da sette giovani del posto che non si sono rassegnati a vedere il paese natio cedere alla rovina. Tutto senza fondi pubblici, ma solo con il proprio sudore e la propria forza di volontà. E ora è diventato un caso mediatico, poiché modello di turismo sostenibile.

In conclusione, le storie di questi borghi divenuti piccoli gioielli del turismo italiano, ci insegnano come anche da un cumulo di pietra e macerie possano venir su grandi cose. Come i sette cosentini amano ripetere: “Meglio accendere un fiammifero nella notte che limitarsi a maledire il buio“.

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Fonte: borgotufi.it

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