Salute

Aducanumab: un antibiotico sperimentale contro l’Alzheimer

Aducanumab: un antibiotico sperimentale contro l'Alzheimer

Aducanumab è un antibiotico sperimentale creato da Biogen, una multinazionale che si occupa della creazione di terapie per malattie neurologiche e neuro-degenerative. Il risultato della ricerca condotta all’università di Zurigo è ora annunciato da Roger Nitsch.

In passato, abbiamo avuto modo di vedere quanti sforzi si stiano facendo giorno dopo giorno per trovare una cura a questa malattia. Sebbene le cause dell’Alzheimer non siano ancora note, sembrerebbe piuttosto chiaro che la malattia inizi con il progressivo depositarsi  di amiloidi nel cervello dei pazienti tra 10 e 15 anni prima della manifestazione dei primi sintomi clinici, come la perdita della memoria.

Tra i numerosi tentativi di trattamento, troviamo la riduzione dell’enzima responsabile della loro proliferazione. Abbiamo anche scoperto che alcuni individui potrebbero essere immuni alla malattia stessa.

I risultati di questo studio clinico ci rendono ottimisti sul fatto che potremo essere in grado di fare un grande passo avanti nel trattamento dell’Alzheimer, l’effetto dell’antibiotico è davvero sorprendente.

L’antibiotico agisce legando selettivamente le placche amiloidi, dunque permettendo alle cellule microgliali di rimuoverle. È stato testato su alcune cavie, e agisce direttamente sulle placche, fornendo risultati dipendenti dal dosaggio e dal tempo di esposizione.

Il farmaco ha passato con successo le fasi di test 1 e 1b nell’Agosto 2016. Già in questa fase i ricercatori hanno dimostrato che i 165 pazienti hanno riportato dei miglioramenti significativi in un anno di infusioni mensili. Durante questi test, si è riusciti a raggiungere una pulizia quasi totale delle placche. Al tutto è seguita una stabilizzazione delle abilità cognitive e funzionali chiaramente in contrasto col gruppo placebo.

Gli effetti promettenti di Aducanumab sono correntemente in analisi coinvolgendo oltre 300 centri in 20 paesi diversi tra Nord America, Europa e Asia.  Le analisi sono divise tra 2 grandi studi clinici di fase tre per valutarne ulteriormente la sicurezza ed efficacia. Su un totale di 2.700 pazienti con l’Alzheimer nella sua fase iniziale.

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