Salute

Alcune placche proteiche renderebbero immuni all’Alzheimer

alcune-placche-proteiche-renderebbero-immuni-allalzheimer

Gli effetti danneggianti della malattia dell’Alzheimer, sembrano essere in parte causati dall’accumulo nel cervello di placche proteiche che causano il danneggiamento delle connessioni neurali. Tuttavia non tutti gli individui che hanno questi accumuli sembrano sviluppare l’Alzheimer, e ora potremo sapere il perché.

Sembrerebbe che nelle persone con questi accumuli proteici ci sia una particolare firma proteica.

Essa impedisce che in questi individui, le placche si appiccichino alle connessioni neurali, danneggiandole. Lo studio tuttavia si ferma qui. Non sappiamo, come queste proteine si formino, o il perché evitano il danneggiamento delle sinapsi. Però è un altro pezzo del puzzle che potrebbe aiutare la ricerca futura.

“Non conosciamo ancora i meccanismi precisi responsabili di questa protezione. Comprendere i meccanismi biologici di questa protezione potrebbe rivelare nuovi obiettivi per sviluppare trattamenti efficaci contro l’Alzheimer”, dice Giulio Taglialatela dalla University of Texas.

La scoperta arriva peraltro in un momento interessante per la ricerca sull’Alzheimer. Negli oltre cento anni di ricerca, la maggioranza delle prove imputa la malattia alle placche amiloidi beta e altri grovigli proteici, chiamati tau, ritenuti responsabili del danneggiamento delle funzioni cerebrali critiche.

Gli scienziati non hanno ancora capito da dove queste placche abbiano origine, ma esse sembrano essere la ragione principale della malattia.

Per il momento, i vari tentativi di combattere queste placche e questi grovigli proteici, o di rallentare la malattia, non sembrano aver funzionato. La ricerca a volte ha bisogno di procedere per prova ed errore. Tuttavia, il rateo di errori è piuttosto alto per la ricerca sulla malattia, ciò ha portato alcuni scienziati a chiedersi se stessero sbagliando la causa.

Il fatto che alcune persone, con queste placche e grovigli non sviluppino la malattia, sembra supportare i loro dubbi. Ed è qui che la nuova ricerca entra in gioco: alcuni ricercatori avevano precedentemente scoperto che qualcosa stava impedendo alle placche di accumularsi sulle giunzioni sinaptiche, nelle persone che non avevano subito un declino cognitivo.

L’analisi dettagliata del tessuto cerebrale donato da volontari alla ricerca sull’invecchiamento cerebrale, ha permesso agli scienziati di trovare la risposta: 15 proteine distinte, che hanno permesso di separare queste persone tra quelle con le placche e i grovigli, che sviluppano la malattia e quelle senza malattia, né placche.

Gli studi futuri dovranno fare più attenzione al perché queste firme proteiche facciano effetto e cosa crea questo mix di proteine.

Alcuni scienziati pensano che i tentativi di trattamento siano stati inefficaci perché non testati a uno stadio di sviluppo della malattia sufficientemente iniziale e questa ricerca, potrebbe aiutarli.

Con così tante prove a supporto dell’idea che l’amiloide beta e la proteina tau abbiamo un ruolo importante nello sviluppo dell’Alzheimer. Così come la grande mole della ricerca a supporto dell’idea che ci siano altri fattori coinvolti, serviranno tanti studi per arrivare a fondo di questa malattia debilitante. Ma molti scienziati hanno accettato la sfida.

Le buone notizie sull’Alzheimer anche in questi articoli

L’alzheimer potrebbe presto essere sconfitto.

Cartoline personalizzate per aiutare i malati di Alzheimer

Fonte: utmb.edu

Vuoi ricevere anche tu le buone notizie di epeira.it? Unisciti agli altri 941 iscritti. Ti manderemo una mail a settimana con una accurata selezione di buone notizie.

Scrivi un Commento

undici + quindici =