Salute

Capsule di grasso contro una forma molto aggressiva di tumore al cervello

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L’obiettivo di contrastare una forma molto aggressiva di tumore al cervello potrebbe essere più vicina del previsto grazie a delle capsule di grasso.

Esse, di dimensioni poco superiori a 100 nanometri potrebbero essere usate per far passare delle medicine in una delle barriere del corpo umano. L’obiettivo è contrastare una forma molto aggressiva di tumore al cervello conosciuta come glioblastoma multiforme (GBM).

Fino a questo momento, la ricerca è stata sperimentata solamente nelle cavie, ma se tutto andasse bene, potrebbe fornire un trattamento molto richiesto, per tumori che tipicamente determinano la morte del paziente in pochissimo tempo.

I ricercatori del MIT hanno creato una nanoparticella che può effettivamente spostarsi dal sangue del paziente al tessuto del cervello portandosi dietro alcuni agenti chimici per contrastare il tumore.

Far passare qualcosa dal sangue al cervello non è una cosa semplice per via di un muro di cellule strettamente interconnesse che si trova nel mezzo. Questa è generalmente un’ottima cosa, poiché previene l’intrusione di batteri e virus nel cervello, che potrebbero causare non pochi problemi, in uno degli organi vitali più importanti.

Sfortunatamente, questa barriera rende particolarmente difficile introdurre nel cervello molecole grosse, come quelle che potrebbero attaccare tipi di cancro particolarmente devastanti.

Questo tumore è una forma comune di tumore al cervello che inizia come una banale cellula di supporto. Diventa poi sufficientemente aggressivo da poter assicurare al paziente una chance del 5% di sopravvivenza superiore ai 5 anni.

La buona notizia è che esistono dei metodi per contrastarli. Una medicina usata nella chemioterapia attiva la morte delle cellule tumorali, per essere sicuri che esso non sistemi  le cellule morte. Un secondo tipo di farmaco può essere usato per inibire i sistemi di riparazione.

Ma la barriera fa decisamente un ottimo lavoro nello schermare questi farmaci. Oltretutto, le azioni di questi medicinali non si limitano necessariamente alle cellule tumorali.

Per risolvere entrambi i problemi, gli scienziati del MIT hanno costruito delle piccolissime cellule che possono passare attraverso la barriera e contrastare il tumore. Esse sono in grado di usare dei recettori simili a quelli usati dal tumore, mantenendo così intatti i tessuti sani.

Le cavie con questo tumore, a cui si somministrano dosi giornaliere delle particelle, sopravvivono il doppio rispetto a quelle che non ricevono il trattamento. Mostrano anche meno tessuto danneggiato dai medicinali, rispetto alle cavie che ricevono un trattamento convenzionale.

Dal momento in cui un ente governativo apposito approva le particelle, la strada per i test sugli umani diventa relativamente vicina.

“Il nostro obiettivo era quello di avere qualcosa che potesse essere semplicemente traducibile, usando semplici componenti sintetici” – ha detto l’autore-capo della ricerca Fred Lam.

Altri studi, hanno suggerito di usare virus, o batteri geneticamente modificati per far fronte a difficoltà simili e distruggere i tumori. Sono sicuramente richieste grandi idee per cercare e distruggere simili forme tumorali. Possiamo sperare che una di esse si dimostri utile, negli anni a venire. La ricerca è stata pubblicata in Scientific Reports.

Fonte: MIT

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