Salute

E’ possibile rinascere dopo un trauma?

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Cosa accade dopo aver vissuto un’esperienza traumatica? Come si approccia nuovamente alla vita?

1.200 persone hanno dato una risposta a questi interrogativi tramite un sondaggio online condotto a fine giungo. Alla domanda si può tornare a essere felici dopo un trauma? il 65% di queste persone ha risposto sì.

La famiglia gioca un ruolo molto importante nella ricostruzione della propria vita dopo un trauma.

Insieme al partner, agli amici, a personale specializzato e a gruppi di sostegno, infatti, garantisce un fondamentale sostegno morale. L’avvocato Elisabetta Iannelli ha trovato un sostegno molto importante nella sua famiglia. A 25 anni ha ricevuto una diagnosi di tumore aggressivo con pochissime possibilità di guarigione. Eppure ha continuato a vivere la sua vita con coraggio, sostenendo una terapia inizialmente sperimentale. Si è laureata, sposata, ha avuto una figlia e quest’anno ha compiuto 50 anni.

“Non si può combattere da soli la malattia – racconta. – La famiglia è il punto di forza, ma conta anche la cerchia di amici con cui puoi tirare fuori rabbia e angoscia per ciò che ti è capitato. Aiuta a elaborare. Ascoltare è la dote di chi ti sta vicino”.

È vicepresidente di AIMAC (Associazione Italiana Malati di Cancro) e difende i diritti dei pazienti oncologici, soprattutto in relazione al lavoro. “Chi affronta un tumore diventa una persona più forte, più determinata, più motivata a difendere la vita e ad apprezzarla – spiega. – La messa alla prova forgia il carattere. Quella che viene dopo la malattia è una felicità diversa, intensa, che gode momento per momento, con maggiore consapevolezza. Anche durante i periodi difficili serve farsi una risata, trovare spazi di evasione e normalità”.

Il tempo e la pazienza sono ingredienti molto importanti per rinascere dopo un trauma.

È necessario sviluppare una forte personalità, accettare la propria condizione e non aver paura di farsi sostenere dagli altri. Chiara Stoppa, attrice di Pordenone, ha ricevuto una diagnosi di tumore nel 2005. Si tratta di un linfoma di Hodgkin da cui è guarita e ha ricominciato a vivere, più forte di prima.

“La felicità è come raggiungere la cima di una catena montuosa: va conquistata. Se ti calassero in vetta con un elicottero sarebbe semplice e rapido, ma non saresti così appagato – dichiara.  – E la felicità è fatta di attimi, perché in montagna non ci vai tutti i giorni. Sono sempre stata positiva e ironica, anche da malata. Non sono diventata più forte, più brava, migliore. Sono la stessa Chiara, anche se il cambiamento c’è e lo sento. Ma si può essere felici anche durante la malattia. Ho un ricordo bellissimo di certe notti passate in ospedale, sola nel buio, la luce che entrava da fuori e le voci delle infermiere nel corridoio: mi sono sentita viva”.

Il teatro l’ha spinta ad andare sempre avanti col sorriso sulle labbra. Dalla sua esperienza è nato il monologo Il Ritratto della Salute, divenuto anche un romanzo. Durante Il Tempo delle Donne, il 7 settembre prossimo, reciterà alcuni brani tratti dal suo romanzo e parteciperà all’incontro sulla felicità dopo un trauma.

Si prova una grande ammirazione verso chi affronta un trauma con coraggio.

“Mi ha aiutato Francesca a capire che chiedere aiuto, condividere e fare rete è importante”, spiega il giornalista e scrittore Alessandro Milan. In seguito alla morte di sua moglie, Francesca Del Rosso, ha scritto il libro Mi vivi dentro, per raccontare la sua esperienza. È un modo per metabolizzare la sua esperienza e aiutare altre persone che la stanno vivendo.

“Molte persone che leggono il mio libro mi dicono che hanno capito di più dalla loro vita. Il dolore è un muro: o lo abbatti a testate (ma ti fai male e non riesci), o speri che si sposti (ma non lo fa), o cerchi di oltrepassarlo. Io l’ho attraversato, senza lasciarmi schiacciare, l’ho tenuto con me. La felicità per me non è una condizione ottimale da raggiungere, ma qualcosa che si costruisce giorno per giorno nelle piccole cose. Camminare, magari barcollando, ma andando sempre avanti”. È difficile, ma si può essere felici dopo un trauma. Parlarne è molto importante per attutire il dolore e non isolarsi. Confrontarsi con altre persone che vivono la stessa esperienza è il metodo ideale per superare al meglio questa esperienza. “Sono più consapevole del valore della vita, ma anche più fatalista e pauroso perché ho capito che la morte davvero viene a bussare e non è così fisicamente lontana. Ci penso più di prima”, afferma Milan.

C’è chi trasforma le proprie difficoltà in risorse d’aiuto per il prossimo.

Iacopo Melio, scrittore, giornalista ed influencer, è da sempre costretto alla sedia a rotelle a causa di una malattia genetica rara. Purtroppo moltissime persone disabili devono affrontare ogni giorno varie barriere architettoniche per andare a scuola o a lavoro, per passeggiare o per prendere un mezzo pubblico. Da questo, Iacopo ha fondato nel 2015 l’associazione #vorreiprendereiltreno per sensibilizzare all’abbattimento delle barriere non solo l’architettoniche, ma anche culturali.

“Volevo prendere il treno per innamorarmi e incontrare la ragazza dei miei sogni”, ironizza Melio. Il suo impegno ha coinvolto anche il cantante Lorenzo Baglioni, con cui ha realizzato il video Canto anch’io. Sulla musica di Vengo anch’io. No tu no di Enzo Iannacci, affrontano il tema della difficoltà di un disabile a spostarsi nella città. Anche il suo libro autobiografico Faccio salti altissimi racconta la sua esperienza.

“La felicità nel mondo dei disabili è qualcosa che va conquistato giorno per giorno imparando a vedere il positivo in quello che succede, – commenta. – L’ironia e l’autoironia sono canali straordinari per aiutare gli altri a mettersi nei tuoi panni, per stimolare l’empatia e combattere i pregiudizi”.

Più esperienze traumatiche mettono a dura prova un’esistenza.

Sultana Razon, moglie di Umberto Veronesi, è pediatra, medico e scrittrice, nata da una famiglia ebrea di origini turche. Da bambina ha dovuto affrontare la deportazione nel lager nazista di Bergen-Belsen. Quest’esperienza ha lasciato un segno indelebile nella sua vita.

“Certamente dopo sono diventata pessimista, vedo sempre il lato negativo. Quello che mi protegge un po’, perché posso calcolare quel che mi aspetta”, dichiara. Successivamente ha affrontato anche tumori, lutti e malattie che hanno colpito anche i suoi figli.

Secondo il suo parere è molto importante trovare la forza dentro se stessi e godere della felicità, ogniqualvolta si presenta. “Sono comunque momenti effimeri, quelli di felicità”, spiega. “In seguito, avevo una forza che a volte sembrava sovrumana, tra il lavoro, i sei  figli, i turni, le malattie. Mi faceva ridere chi si lamentava per minimi dolori o chi faceva diventare enormi le piccole difficoltà di ogni giorno”.

La forza per affrontare le difficoltà nasce prima o a causa del trauma?

Sammy Basso, 22enne, è il più longevo al mondo tra gli ammalati di progeria. La sua condizione provoca un invecchiamento precoce e ha sempre affrontato con coraggio ogni suo giorno, accettandosi. Per essere felici bisogna “circondarsi di persone che ti vogliono bene, oltre a coltivare sogni per il futuro, – dice. – Non sceglierei di riconoscere senza la malattia perché i miei amici e le mie esperienze li ho vissuti così, ed è grazie a questa condizione che sto diventando un ricercatore. Non la vivo come una condanna, né come una punizione divina: è solo una piccola parte di me”.

Il 71% delle donne e il 64% degli uomini ha dichiarato di sentirsi più forte dopo un trauma. La propria vita viene messa a dura prova ed emergono rabbia, frustrazione e sconforto. Ma rinascere dopo un trauma è possibile circondandosi d’affetto e sorridendo a ogni nuovo giorno.

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