Salute

La resistenza antibiotica è arrivata al capolinea?

La resistenza antibiotica è arrivata al capolinea?
Foto: pixabay.com

La resistenza antibiotica potrebbe avere i giorni contati grazie a una molecola chimica che impedisce il trasferimento dei geni che resistono agli antibiotici.

La resistenza antibiotica è un problema serio.

Gli USA infatti hanno elevato il problema al livello critico, quasi un anno fa, e la World Health Organization (WHO) ha dichiarato che sta peggiorando rapidamente.

Ci sono una moltitudine di possibili risposte alla resistenza antibiotica e i ricercatori della Université de Montréal in Canada potrebbero aver trovato un’altra potenziale soluzione.

In uno studio pubblicato in Scientific Reports il team di ricercatori dal dipartimento di Biochimica e Medicina Molecolare hanno esplorato un nuovo metodo che potrete bloccare il trasferimento dei geni responsabili della resistenza.

I ricercatori si sono concentrati sul prevenire un meccanismo che permette ai geni di essere codificati in plasmidi. Questi sono dei frammenti di DNA trasportanti dei geni che codificano le proteine che rendono il batterio immune.

Concretamente, hanno scoperto i luoghi esatti di ancoraggio di queste proteine. Ciò ha permesso loro di architettare molecole chimiche molto più potenti che riducono il trasferimento dei plasmidi.

In breve, la resistenza antibiotica è un problema che dobbiamo risolvere più in fretta possibile, a partire da ora.

Fortunatamente ci sono molti gruppi che si concentrano sul problema, con vari approcci. Alcuni per esempio hanno usato delle sequenze ripetute di frammenti di DNA provenienti da virus che in passato hanno attaccato il batterio (CRISPR).

Hanno così costruito alcuni nano-robot sintetici che mirano specificatamente ai batteri resistenti e ci sono anche tentativi di gestire i superbug utilizzando dei super-enzimi.

Nel frattempo, altri ricercatori tentano di capire più a fondo come funzionano i batteri. Per sviluppare sistemi atti a renderli più suscettibili agli antibiotici.

Il CDC ha già investito più di 14 milioni di dollari per sostenere le ricerche, e presto potremo vedere i frutti di questi sforzi. Come ha detto Christian Baron, vicepreside della facoltà di Medicina alla UdeM: “Le persone dovrebbero nutrire speranza. La scienza porterà idee nuove e nuove soluzioni a questo problema. C’è una mobilitazione enorme in tutto il mondo per questo problema. Di certo stiamo facendo progressi”.

Fonte: Futurism.com

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