Il medico italiano 63enne Francesco Lo Coco ha ricevuto a Stoccolma il premio Josè Carreras Award per la sua cura contro la leucemia fulminante.

Al 23esimo congresso della società europea di ematologia Eha tenutosi lo scorso 16 giugno, il medico italiano, ordinario di ematologia all’Università di Roma Tor Vergata, è stato premiato per il suo studio sulla leucemia promielocitica acuta, detta fulminante. Lo studio è stato pubblicato nel 2013 sul New England Journal of Medicine.

“La leucemia promielocitica ha origine dalla crescita incontrollata dei promielociti, progenitori dei globuli bianchi, – ha spiegato Lo Coco. Invece di diventare grandi, come normalmente avviene nel midollo osseo, queste cellule si accumulano in forma immatura determinando anemia e frequenti emorragie. La malattia, fortunatamente rara (120-150 casi l’anno in Italia) può colpire trasversalmente senza preferenze di sesso o età, con una mediana intorno ai 35-40 anni. Può insorgere in modo improvviso e spesso ha un decorso aggressivo, a volte fulminante per via delle gravi emorragie interne: senza una diagnosi rapida e accurata e in assenza di terapie adeguate, ancora oggi questo tumore può avere esito fatale in poche ore o in pochi giorni”.

Proprio per la rapidità con cui la malattia attacca l’organismo, è importante riuscire a diagnosticarla in fretta.

Si stima che circa il 15% dei pazienti va incontro ad emorragie letali (cerebrali, ad esempio) senza avere mai avuto una diagnosi e quindi senza riuscire a curarsi in tempo.

Per questo, Francesco Lo Coco ha spiegato anche i sintomi che possono manifestarsi. “Si manifesta con la comparsa di ecchimosi e petecchie (le macchie cutanee di piccole dimensioni e di colore rosso vivo) che compaiono soprattutto negli arti inferiori. A queste si associano delle gravi emorragie che si riscontrano nella maggior parte dei casi a livello gastro-intestinale, del sistema nervoso centrale e genito-urinario. Si può morire in 4 giorni, ma le terapie sono in grado di guarire i pazienti in oltre il 90% dei casi se la patologia viene identificata in tempi rapidi e in centri di riferimento esperti e attrezzati per affrontare la gestione”.

Fino ai primi anni Novante, tra il 70 e l’80% dei casi moriva entro 1-2 anni, ma Francesco Lo Coco spiega orgogliosamente i progressi ottenuti. “Oggi possiamo salvarli nella stragrande maggioranza dei casi. Già abbinando acido retinoico e chemioterapia il tasso di guarigione era passato al 70-80%, mentre ora siamo arrivati a oltre il 90% senza chemio. Con una ricerca italiana accademia e indipendente siamo riusciti a fissare un nuovo standard terapeutico determinando l’approvazione in Usa e Ue, da parte di Fda ed Ema, dell’arsenico in prima linea”.

L’arsenico, infatti, non è più solo un letale veleno ma, combinato all’acido retinoico, diventa un’iniezione che colpisce solo le cellule cancerose in modo potente, salvando però quelle sane in modo da minimizzare gli effetti collaterali.

“Con quella pubblicazione abbiamo messo le fondamenta di un nuovo paradigma diventato oggi uno standard di cura per la leucemia promielocitica acuta”, ha spiegato il luminare.

Dall’inserimento del premio nel 1999, Lo Coco è il terzo italiano a vincerlo, dopo Lucio Luzzatto nel 2002 e Brunangelo Falini nel 2010. Tale congresso fu voluto dal tenore spagnolo Josè Carreras a cui è dedicato. Egli si ammalò di leucemia nel 1987 e nel 1988 guarì grazie ad un trapianto di midollo osseo. Il premio viene attribuito ogni anni durante il summit di Eha ed è il più prestigioso riconoscimento europeo in campo ematologico. Al vincitore viene donata una targa e la possibilità di tenere un discorso durante la sessione plenaria del congresso.

Il vincitore si sente onorato per questo riconoscimento attribuito all’ematologia tricolore. Vuol dire parlare davanti ad una platea di 11mila esperti riuniti nella stessa sala perché nessun evento viene organizzato in concomitanza con la plenaria.

Inoltre vuole condividere la sua vittoria con i suoi collaboratori. Franco Mandelli, fondatore del Gruppo Italiano per le Malattie Ematologiche dell’Adulto e altri collaboratori italiani e tedeschi.

“Il lavoro di Lo Coco e il suo riconoscimento sono ancora una volta la testimonianza dell’eccellenza delle cure nel nostro Paese, – ha commentato Francesco Pane. Pane è direttore dell’Unità Operativa di Ematologia e trapianti di midollo dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli. – Francesco è il terzo italiano a vincere il premio. In medicina e ancor più in oncologia non sono molti i casi in cui si può parlare di vera e propria guarigione. E’ un radicale ribaltamento di prospettiva. Siamo ragionevolmente autorizzati a farlo nel caso di un tumore del sangue che fino a pochi anni fa non lasciava scampo”.

Lo Coco è membro del Comitato Scientifico della Fondazione Umberto Veronesi. E’ anche chairman del team Ginema dedicato alla leucemia promielocitica ed in passato ha avuto degli incarichi anche all’estero.

“Nella mia carriera ho fatto un’importante esperienza all’estero”, – ha infatti raccontato. – Per due anni mi sono fermato alla Columbia University di New York insieme a Riccardo Dalla Favera che dal 1989 vive a New York. Qui Favera ha fondato e dirige l’Institute for Cancer Genetics della Columbia. Pur avendo la possibilità di restare negli States, sentivo che avrei potuto fare carriera e buona ricerca anche in Italia. Così è stato, anche se gli sforzi necessari a emergere furono di gran lunga maggiori di quelli che avrei dovuto fare negli Usa. Non mi riferisco alla quantità di lavoro. Mi riferisco allo spreco di energie che ci costa la lotta contro stupidi legacci burocratici, penuria di mezzi e mancanza di organizzazione”.

Il medico ha sottolineato soprattutto la manca di informazione riguardo alla malattia nel nostro Paese. L’Italia ha bisogno di maggior finanziamenti per favorire la ricerca e gli studi sulle nuove cure.

“In Italia pare che tutti ne siano consapevoli. Tutti lo dicono, tuttavia nessuno vara provvedimenti volti a canalizzare i rivoli di microfinanziamenti. Il nostro Paese ha bisogno di tante cose. Certo c’è necessità di risorse, però urge soprattutto un’agenzia centrale che identifichi le priorità. Essa deve dettare linee e direttive. Deve indirizzare la destinazione dei fondi cercando di valorizzare il più possibile l’esistente e di implementare progetti futuri”.

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Riguardo l'autore

Mariarosaria Guido

Ventunenne, appassionata di musica, arte e ancor prima della scrittura. Ha studiato violino per circa dieci anni e si è diplomata al Liceo Artistico. Vanta numerose partecipazioni e qualche vittoria in altrettanti concorsi di poesia. "I sogni camminano" è il suo romanzo d'esordio nel 2019. Le piace indagare e approfondire senza fermarsi alle apparenze, stare all’aria aperta e preferisce il vintage al post-modernismo.

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