Alcuni scienziati, hanno identificato due nuove proteine, che possono parzialmente stimolare la crescita delle dita dei piedi nei topi.

Una scoperta che ci mette nelle condizioni di essere un giorno in grado di rimpiazzare arti amputati negli esseri umani.

Mentre la crescita ossea è già stata raggiunta, la nuova ricerca dimostra segni di crescita delle giunture, il che mostra un livello di complessità che non è stato mai visto prima. Sia le giunture che le ossa, sono cruciali nel riparare arti persi.

Avendo già rigenerato le ossa nei topi, usando la proteina BMP2, gli scienziati, hanno provato ad aggiungerne un’altra: BMP9. Usando questa combinazione nei topi con dita amputate, più del 60% delle ossa ha formato un livello di cartilagine nel giro di 3 giorni. Senza le proteine, si sarebbero riprese normalmente.

La cartilagine è una componente chiave delle giunture, e mostra un progresso definito nella rigenerazione degli arti. Anche negli animali che possono naturalmente far ricrescere arti persi, è raro vedere la ricrescita delle giunture o delle ossa.

I risultati dello studio hanno mostrato che il processo di rigenerazione è più avanzato quando si applica consecutivamente prima BMP2, e dopo una settimana BMP9.

Le due nuove proteine hanno portato alla ricrescita di strutture di giunzione più complete, anche con alcune connessioni alle ossa.

Mentre siamo abbastanza lontani dal rigenerare interi arti nei topi, figurarsi negli umani, possiamo fare solo un passo alla volta, e questo è uno di essi. Gli umani, in termini di costituzione dello scheletro, sono piuttosto simili ai topi. È sensato dunque, supporre che la cosa potrebbe essere trasferita senza grossi problemi. Ci sarà sicuramente bisogno di ulteriori ricerche per capire come gestire nel modo corretto questo tipo di processi, ma il team di ricercatori nutre buone speranze. Senza contare che la ricerca potrebbe essere anche utile dal punto di vista di malattie degenerative delle giunture, come l’osteoartrite, facendo sì di ricostruire naturalmente la cartilagine, piuttosto che soppiantarla.

Fonte: Newscientist.com

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Riguardo l'autore

Luca D'Amato

Luca D'Amato

Studia informatica all'Università. E’ un geek, un’amante della conoscenza, e una persona molto curiosa fin dalla nascita. Ha un concetto tutto suo di equilibrio e nonostante si reputi una persona creativa rimane molto razionale, a volte fin troppo. Gli piace trasformare le cose banali in cose nuove e approcciarsi ai problemi con idee originali. Amante della musica metal, segue con interesse gli argomenti scientifici di tutti i tipi.

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