Salute

Rayenne e Djihene: separate al Bambino Gesù le gemelline siamesi

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Mariarosaria Guido
Scritto da Mariarosaria Guido

Sono state dimesse qualche giorno fa Rayenne e Djihene, le gemelline siamesi separate al Bambino Gesù di Roma nel giorno del loro secondo compleanno.

Rayenne e Djihene, sono due gemelline algerine, unite al torace e all’addome dalla nascita e separate dopo un lungo intervento effettuato l’ottobre scorso al Bambino Gesù di Roma.

Le bambine, nate in Algeria, erano state trasferite nell’ospedale romano poco dopo grazie a una missione umanitaria dell’ospedale pediatrico, e operate a 17 mesi. Durante la loro degenza, la loro famiglia era stata ospitata nella Casa Ronald, una delle strutture che ospitano le famiglie dei pazienti ricoverati nel nosocomio romano.

Un grande aiuto è stato dato dalla tecnologia di stampa in 3D del corpo delle bambine, che ha facilitato l’operazione chirurgica. Intervento che è durato 10 ore e non 20 come era stato inizialmente previsto, grazie a una speciale procedura che ha permesso di ridurre la loro esposizione all’anestesia.

L’ultimo intervento simile era stato eseguito negli anni ’80 proprio al Bambin Gesù per separare dei gemelli uniti al torace e all’addome come Rayenne e Djihene.

Prima di essere dimesse, le gemelle sono state sottoposte a tutti gli accertamenti necessari, fra cui esami del sangue, radiografie del torace e valutazione broncopneumologica. Ciò allo scopo di facilitare i loro prossimi interventi. La famiglia è rientrata in Algeria proprio ieri, a Oum El Bouagh, il loro paese d’origine.

“Dal giorno del nostro arrivo ad oggi sono cambiate tante cose, – ha spiegato Ahmane Mebarki, padre delle bambine. – Ora le bambine si alzano addirittura in piedi da sole, sono aumentate di peso e stanno bene. Fino a poco tempo fa, io e mia moglie proprio non immaginavamo cosa ci potesse riservare il futuro, ma ora è arrivato il momento di tornare a casa”.

Dopo l’operazione hanno compiuto importanti progressi. Quattro settimane più tardi potevano già giocare e da poco hanno iniziato a muovere i primi passi e a pronunciare qualche parola in italiano.

Dovranno ancora essere sottoposte a vari interventi correttivi più avanti. Saranno seguite nel centro ospedaliero di Madaura a circa 100 km dal loro paese per stabilizzare completamente i loro corpi. Lo staff sanitario però non ha dubbi che i risultati ottenuti sino a ora siano significativi.

“Rimandiamo a casa le bambine in una condizione clinica stabile. In futuro dovranno essere controllate di nuovo perché hanno un’importante asimmetria della gabbia toracica. Questo è il loro problema più grande, – ha dichiarato il prof. Alessandro Inserra, il medico che ha condotto l’operazione. – Per quanto riguarda la capacità di camminare, l’essere state costrette al letto fino a poco tempo fa ha comportato un certo ritardo. Oggi riescono a mantenere la posizione eretta e camminano un po’ disordinatamente. Tuttavia il lavoro riabilitativo portato avanti nella sede del Palidoro ha dato grandi risultati. Con il tempo potranno recuperare sicuramente”.

Prima della partenza è stata organizzata una festa tutta per loro in ospedale.

Ai festeggiamenti hanno partecipato Mariella Enoc, direttore del Dipartimento Chirurgico, il prof. Inserra e la squadra di 40 persone che ha seguito le gemelle in ogni fase dell’operazione e della loro degenza.

I genitori e lo staff medico erano visibilmente commossi ed orgogliosi dei progressi di Rayenne e Djihene. Tutto lo Staff medico è fiducioso che le bambine avranno una vita normale e serena.

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Riguardo l'autore

Mariarosaria Guido

Mariarosaria Guido

Da poco maggiorenne, è appassionata di musica, arte e ancor prima della scrittura. Ha studiato violino per circa dieci anni e si è diplomata al Liceo Artistico. Vanta numerose partecipazioni e qualche vittoria in altrettanti concorsi di poesia. Ha pronto un romanzo fantascientifico in attesa di pubblicazione. Le piace indagare e approfondire senza fermarsi alle apparenze, stare all’aria aperta e preferisce il vintage al post-modernismo. Vorrebbe collezionare vecchie macchine da scrivere e ascoltare storie nuove.

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