Ecco un metodo semplice, comodo e molto efficace per aiutare gli scienziati a combattere il CoronaVirus

In questi giorni tutta l’Italia sta assistendo, all’impatto del CoronaVirus (COVID–19). C’è un’altra cosa a cui si può assistere in questi giorni, meno nota, ma molto più evidente, ovvero le conseguenze del CoronaVirus sulle persone.

L’ignoranza in Italia è una condizione largamente diffusa. Basti pensare che circa il 50% delle persone è analfabeta funzionale, che secondo l’UNESCO significa

la condizione di una persona incapace di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere da testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità.

Quante persone sono diventate esperte di CoronaVirus in una sola notte?

Molte persone stanno presumibilmente istruendone altre sul da farsi, pur non avendo la minima idea di come abbiano acquisito quelle conoscenze al riguardo.

Quello che salta subito all’occhio nello scenario odierno, è che la maggior parte delle persone reagisce a una minaccia senza fare nulla. Perché che ci piaccia o no, le parole raramente riescono da sole a modificare la realtà (figuriamoci a migliorarla). Bisogna attuare e concretizzare le parole con i fatti. D’altronde, non è forse quello che ci è sempre stato insegnato a scuola? Quanti insegnamenti hanno previsto un laboratorio come complemento alle lezioni pratiche? Quanti problemi inoltre, sono stati risolti teoricamente, ma con nessuna soluzione pratica?

Questo a dimostrazione che quello che molti stanno facendo, non è altro che sviluppare congetture, supposizioni e in casi ben più gravi disinformazione. In uno scenario del genere, l’impedente ignoranza al riguardo permette alle fake news di operare indisturbate diffondendo idee imprecise, non verificate, e in alcuni casi del tutto errate.

Ecco un modo pratico da utilizzare con il CoronaVirus, e anche in molti altri casi.

La conoscenza, non viene dal nulla, ci sono scienziati e ricercatori che hanno il compito di rivelare nuova conoscenza, che è già di per sé un compito piuttosto oneroso. Molte delle loro ricerche e attività prevedono l’uso di computer per eseguire calcoli che richiedono molta precisione. Calcoli che generalmente sono lunghi e tediosi, persino per i computer. Purtroppo, spesso la potenza di calcolo disponibile a questi scopi è insufficiente a trovare risultati tempestivamente, ed è qui che potete entrate in gioco voi.

Quanti di voi hanno un computer dismesso o un cellulare che giace in disuso su una mensola a prendere polvere? Quanto sarebbe bello, riuscire a usare la potenza di questi dispositivi per aiutare i ricercatori a trovare la cura a molte malattie, come il CoronaVirus?

Beh oggi potete farlo. BOINC (Berkeley Open Infrastructure for Network Computing) è uno strumento per il calcolo distribuito volontario. Che in parole povere vuol dire che potete scaricare un software, installarlo su una varietà di dispositivi e piattaforme – cellulari e computer – che svolge i calcoli di cui gli scienziati e i ricercatori hanno bisogno, e li invia una volta finito. In questo modo, la ricerca può procedere più velocemente.

Andate sul sito di BOINC e inserite le vostre informazioni di base. Esse serviranno ad attribuirvi i giusti meriti per il calcolo che il vostro dispositivo svolgerà. Successivamente scaricate il software per il vostro dispositivo. Una volta scaricato, vi chiederà di specificare il progetto a cui volete contribuire, selezionate Rosetta@home e andate avanti. Vi farà inserire le vostre credenziali e fine. Da questo momento sarà il vostro dispositivo a fare il lavoro sporco.

Esistono altri progetti simili, come Folding@Home a cui, se avete disponibilità economiche, potrete decidere di contribuire finanziariamente alla ricerca. Con scopi anche diversi dal trovare una cura per molte malattie.

Questo modo di intervenire, al contrario delle semplici speculazioni della maggior parte delle persone, è visibile. Come riporta l’Institute for Protein Design dell’University di Washington:

Siamo felici di riportare che la suite di modellazione molecolare Rosetta, è stata recentemente usata per predire accuratamente la struttura in scala atomica di un’importante proteina del CoronaVirus settimane prima che essa potesse essere misurata in laboratorio. La conoscenza acquisita dallo studio di questa proteina virale è ora usata per guidare la progettazione di nuovi vaccini e medicine antivirali.

A questo punto potete ritenervi soddisfatti per aver aiutato gli scienziati a combattere il CoronaVirus.

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Riguardo l'autore

Luca D'Amato

Luca D'Amato

Studia informatica all'Università. E’ un geek, un’amante della conoscenza, e una persona molto curiosa fin dalla nascita. Ha un concetto tutto suo di equilibrio e nonostante si reputi una persona creativa rimane molto razionale, a volte fin troppo. Gli piace trasformare le cose banali in cose nuove e approcciarsi ai problemi con idee originali. Amante della musica metal, segue con interesse gli argomenti scientifici di tutti i tipi.

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