Scienza

BrainNet: Cervelli interconnessi per condividere i pensieri

BrainNet: Cervelli interconnessi per condividere i pensieri

Alcuni neuroscienziati, sono riusciti a interconnettere tre cervelli umani, permettendo loro di condividere i pensieri e giocare a Tetris.

Il team pensa che questo esperimento possa essere scalato per connettere reti di persone. Funziona grazie ad una combinazione dell’elettroencefalogramma (EEG) per registrare gli impulsi elettrici. Tali impulsi indicano l’attività cerebrale e la stimolazione magnetica transcranica (TMS), nella quale alcuni campi magnetici stimolano i neuroni.

I ricercatori lo hanno ribattezzato BrainNet e sostengono che possa essere in grado di interconnettere più cervelli insieme anche attraverso internet. Ma oltre ad aprire nuovi e strani modi di comunicare, BrainNet potrebbe insegnarci di più su come funziona il cervello umano a un livello più profondo.

Presentiamo BrainNet, che per quanto ne sappiamo è la prima interfaccia diretta e non invasiva cervello a cervello per il problem-solving collaborativo, hanno scritto i ricercatori nell’ottobre 2018.

Nell’esperimento impostato dagli scienziati, due mittenti erano connessi agli elettrodi dell’EEG per registrare gli impulsi elettrici. Dovevano giocare a un gioco simile al Tetris, con il compito di decidere se un certo blocco andasse ruotato o meno.

Per fare questo dovevano fissare uno tra due led luminosi ai lati dello schermo, uno a 15 Hz e l’altro a 17. Questi led, producevano segnali diversi nel cervello, che l’EEG poteva così registrare.

Queste scelte venivano inoltrate a un singolo destinatario attraverso il TMS che poteva generare dei flash fantasma (noti come fosfeni) all’interno del cervello. Il destinatario non poteva vedere l’intera area da gioco, ma doveva ruotare il blocco alla ricezione del segnale luminoso.

L’interfaccia permette a 3 soggetti umani di collaborare e risolvere un problema usando una comunicazione diretta tra cervelli.

Tra 5 diversi gruppi di persone, i ricercatori hanno ottenuto un’accuratezza media dell’81.25% che è significativa. Per aggiungere un livello di complessità extra al gioco, i mittenti potevano anche inviare un secondo feedback, indicante il successo del destinatario nell’interpretare il comando. I destinatari sono riusciti a riconoscere quale dei mittenti fosse più affidabile, basandosi unicamente sulla comunicazione cerebrale. A detta dei ricercatori, l’esperimento mostra promesse per lo sviluppo di sistemi che gestiscono scenari più verosimili in situazioni dove uno dei fattori è l’inaffidabilità dell’operatore umano.

E, mentre il sistema corrente può trasmettere solo un bit di informazione alla volta, il team dalla University of Washington e la Carnegie Mellon University, pensano che in futuro possa essere espanso.

Lo stesso gruppo di ricerca è riuscito in precedenza a collegare due cervelli con successo, facendo giocare i partecipanti a un quiz di 20 domande ciascuno. Il tutto con lo stesso metodo di trasmissione dei fosfeni.

Per il momento è molto lento e non completamente affidabile e questo lavoro deve essere rivisto dalla comunità di neuroscienziati. Tuttavia è un modo fantasioso di pensare alla comuinicazione nel futuro, magari anche la richiesta di risorse mentali superiori per risolvere problemi più grandi.

“I nostri risultati alzano la possibilità di interfacce cervello a cervello nel futuro, che abilitano gli esseri umani ad effettuare problem-solving collaborativo, usando una ‘rete sociale’ di cervelli connessi.”

Fonte: Arxiv.org

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