Un team di ricercatori diretto da Carolyn Parkinson, scienziata cognitiva dell’Università della California, ha dimostrato come l’amicizia sia tutta una questione di chimica. Secondo la scienziata, i migliori amici si influenzano anche a livello di onde mentali.

Lo studio sull’amicizia è stato condotto su un campione di 279 individui, tutti conoscenti tra loro, diplomati alla Dartmouth School of Business.

Agli studenti è stato richiesto di compilare un questionario, grazie al quale si è tracciata una mappa che ricostruisce i vari gradi di amicizia.

Migliori amici, amici di amici, semplici conoscenti. In seguito si propone loro di partecipare ad un brain scanning. I 42 studenti che aderiscono si sottopongono alla visione di diverse videoclip. Durante le proiezioni, si controllano e si registrano le loro risposte cerebrali.

Il risultato dello scanning è finalizzato ad analizzare le reazioni soggettive agli stimoli che quotidianamente riceviamo dalla realtà. L’attività ha dimostrato come questi stimoli, in presenza di amicizia, siano stati più persuasivi di quanto si potesse pensare.

Tra i modelli di flussi sanguigni e i gradi di relazione dei partecipanti sono infatti emerse forti connessioni, che suggeriscono che gli amici progettano il mondo che li circonda in modi molto simili.

In particolare, si individuano delle precise regioni del cervello che giocano un ruolo fondamentale nella concordanza tra amici. Il nucleo accumbens, il prosencefalo basale e il lobo parietale, rispettivamente impiegati nell’elaborazione delle risposte neurali e nel modo di porre attenzione all’ambiente esterno.

L’amicizia non è dunque una questione di simili gusti, simili caratteristiche, età, religione, o status economico, bensì affonda le sue radici nel profondo della mente umana.

Nicholas Christakis, biosociologo alla Yale University, a proposito della nuova scoperta afferma che “gli amici si assomigliano non superficialmente, ma nelle vere strutture della loro mente“.

Il rapporto scientifico, pubblicato su Nature Communications, fa parte di una più ampia ricerca mirata ad analizzare la natura, le strutture e l’evoluzione dell’amicizia. Essa dimostra quanto l’insocievolezza sia dannosa all’uomo sul piano psicofisico poichè connessa a fattori di rischio come obesità, pressione alta, disoccupazione o fumo.

L’amicizia è invece portatrice sana di salute, come dimostra il recente studio del Dr. Christakis. Individui socievoli con un grande numero di amici hanno una concentrazione molto bassa di fibrinogeno, una proteina associata all’insorgere di infiammazioni croniche che sono alla base di diverse malattie.

Come questo sia possibile rimane ancora oscuro. Lo studio della Dottoressa Parkinson è certamente un primo passo nella scoperta dei meccanismi che regolano l’amicizia e le relazioni sociali.

Fonte: sciencedaily.com

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Riguardo l'autore

Martina Marzo

Martina Marzo

Classicista disperata. Il suo amore per le parole l'ha portata a scontrarsi con le anime inclementi del latino e del greco. Tuttavia, mille altre volte s'incamminerebbe nei profondi abissi delle materie umanistiche. Ama trascorrere il tempo libero in compagnia degli amici libri, in lunghe passeggiate a cavallo, ascoltando qualsiasi tipo di musica (ma preferisce i Coldplay). Adora gli aforismi e le citazioni.

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