Un team internazionale di scienziati ha finalmente risolto uno dei più grandi interrogativi dell’astrofisica riguardante la parte mancante dell’Universo.

Le ricerche sono state guidate da Fabrizio Nicastro, famoso astrofisico dell’Istituto Nazionale di Astrofisica di Roma (Inaf).  L’eccezionale scoperta è stata pubblicata sulla rivista scientifica Nature.

Secondo gli astrofisici, solo il 5% dell’Universo è composto da materia a noi visibile. Tale materia è formata da barioni, ovvero protoni ed elettroni, ed è la stessa di cui sono composti il sole, le stelle, i pianeti, i satelliti e persino il corpo umano. Il 25% è invece occupato dalla materia oscura, la cui esistenza è certificata teoricamente, ma in pratica non è stata ancora trovata dagli scienziati. Infine, secondo alcune ipotesi ancora non accreditate, il restante 70% sarebbe costituito da una forma di energia oscura. Quest’ultima si pensa possa mantenere l’espansione accelerata dell’Universo.

Ma qual era il mistero ora risolto?

L’astrofisico spiega che la materia barionica è interamente visibile nelle immagini dell’Universo all’indomani del Big Bang, quando aveva solo 380.000 anni. Le immagini dell’Universo bambino sono state ottenute grazie alle microonde. Durante l’evoluzione del cosmo, però, tale parte scompare provocando un profondo squilibrio nei conti sulla quantità di materia che lo compone. Prima della rivelazione scientifica, difatti, mancavano all’appello circa il 30% o 40% della materia barionica totale.

L’interrogativo che ha tormentato gli scienziati per quasi 20 anni è ora risolto. La parte mancante dell’Universo è stata scoperta esattamente dove gli scienziati pensavano fosse: nei grandi filamenti di gas che fanno da ponte fra le galassie. Semplicemente questa grande massa di materia si è riscaldata, dunque non è visibile alla luce che le stelle emettono e che i nostri occhi possono vedere. Bensì può essere osservata solo in altre bande spettrali.

Avevamo una teoria, e supponevamo dove potesse essere, ma ci mancava l’evidenza, l’osservazione. Questi barioni nel corso dell’evoluzione cosmologica vengono attirati e cadono sulla dark matter, la materia oscura. Questa li scalda talmente tanto che gli atomi si ionizzano, perdono gli elettroni, e diventano invisibili nella banda ottica e nell’infrarosso. A temperature così elevate, parliamo di un milione di gradi, dobbiamo cercarli nei raggi X” spiega Luigi Piro, astrofisico dell’Inaf e coautore dello studio pubblicato su Nature.

Ai fini della scoperta, Nicastro e la sua equipe hanno utilizzato un quasar distante 5 miliardi di anni luce dalla Terra come fonte di raggi X. I quasar non sono altro che galassie molto luminose che contengono massicci buchi neri. Dalle ripetute osservazioni è emerso che tra noi e il quasar in questione è presente dell’ossigeno intergalattico che avrebbe fatto tornare i conti agli studiosi dell’Universo.

Gli strumenti impiegati

La scoperta della parte mancante dell’Universo è sta possibile grazie al satellite Xmm-Newton, temporaneamente donato agli studiosi dall’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea. I raggi X provenienti dal quasar 1ES 1553+113 sono giunti fin sulla Terra, portando con sé la traccia della materia prima invisibile. “E’ come fare una radiografia all’Universo, solo che per la sorgente di raggi X abbiamo usato un quasar” afferma Piro, e continua “Grazie a questi assorbimenti vediamo l’Universo a proiezione tridimensionale“.

In futuro gli scopritori avranno a loro disposizione un altro telescopio dell’ESA ancor più sofisticato, di nome Athena.

Il cosmo resta ancora tutto da scoprire, ma gli studi condotti rappresentano una pietra miliare nella conoscenza dell’infinito spazio di cui noi costituiamo un parte infinitesimale. Per questo gli studi continueranno, con la speranza che l’Universo possa diventare un giorno parte integrante del nostro patrimonio culturale.

Vuoi ricevere anche tu le buone notizie di epeira.it? Unisciti agli altri 73 iscritti. Ti manderemo una mail a settimana con una accurata selezione di buone notizie.

Riguardo l'autore

Daniele D'Amato

Direttore Responsabile. Giornalista, fotografo e insegnante; lauree in Scienze della Comunicazione e in Sociologia e Ricerca Sociale; masters in DSA e in ADHD. Fondatore e Presidente dell’associazione fotografica Photosintesi per 10 anni; fondatore e direttore editoriale della testata fotografica IVISIVI; Amministratore dello studio fotografico Comunickare; Collaboratore di “Fotografia Reflex”; docente di Linguistica delle immagini e Metodologia del Portfolio nelle scuole di fotografia; fondatore e Presidente del Collettivo Fotografico Xima.

Scrivi un Commento

diciannove − cinque =