Scuola

Matteo Levi Notarnicola: quando la dislessia è una risorsa

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Foto: Concessione di Matteo Levi Notarnicola

Matteo Levi Notarnicola è un 25 enne di Veglie (LE), con sindrome da dislessia. Matteo è riuscito a realizzare il suo sogno di laurearsi in Matematica all’Università del Salento.

Il mondo appartiene a chi sa sognare.

Con questa frase, il giovane salentino vuole essere d’aiuto a chi ha le sue stesse difficoltà ed insegnare loro che nella vita, l’ultima cosa da fare è arrendersi.
Moltissimi giornali hanno riportato la sua storia che vale la pena leggere. Anche io ho avuto il piacere di intervistarlo e conoscere  molti aspetti del suo vissuto.

Matteo come definiresti la dislessia?

“Se dovessi usare una metafora, la dislessia è come un’auto di piccola cilindrata: se le dai il giusto tempo, le giuste risorse e le giuste attenzioni ti porta ovunque; non ci rende piloti “meno esperti”, ma solo piloti più motivati a raggiungere il traguardo”.

Quando hai scoperto di avere la dislessia e in che modo è avvenuta la diagnosi?

“La diagnosi è arrivata verso la fine del mio primo anno di Università. E’ stata la mia docente, la Professoressa Eliana Francot, a nutrire un certo sospetto e a indirizzarmi verso l’Ufficio Integrazione dell’Università del Salento dove ho eseguito i test. Qui è stata poi confermata la sua intuizione”.

In cosa consiste praticamente la dislessia?

“Ho delle difficoltà a leggere, a fare dei conti a mente e a scrivere con fluidità e in modo corretto. A volte scambio tra loro i numeri e le lettere, altre non riconosco le parole scritte, oppure fondo tra loro parole vicine. Questo mi costringe a dover leggere più volte lo stesso rigo o la stessa sequenza di parole. Non parliamo poi della mia grafia! Mi risulta molto difficile prendere appunti, cercare di scrivere senza errori e in un tempo ridotto e, soprattutto, in modo comprensibile a me stesso”.

Quale trattamento ti è stato riservato?

“Non mi è stato riservato nessun trattamento di favore: sono uno studente alla stessa stregua degli altri. I docenti hanno solo applicato la legge 170 del 2010 – attraverso la quale ho potuto usufruire di strumenti compensativi, tra cui: calcolatrice, computer e altri tipi di software particolari. Ho potuto accedere anche ad alcuni strumenti dispensativi, come: appunti, riferimenti bibliografici, o tempo in più durante gli esami scritti. Piuttosto sono stato io a “conciarli alquanto male”, poiché per qualche corso, ovvero quelli per cui non vi erano dispense scritte, ho preso gli appunti direttamente sul computer, che una volta averli risistemati, facevo correggere”.

Quali sono stati i momenti più difficili e chi ti ha aiutato maggiormente a superarli?

“I momenti più tristi sono stati quelli immediatamente prima di capire il motivo per cui, nonostante stessi tutto il giorno a studiare, non riuscivo a superare nemmeno uno scritto. Mi sentivo inadatto e stupido. Poi però ho capito che non era la matematica a non confarsi a me, piuttosto ero io che dovevo prendere consapevolezza dei miei piccoli limiti e reinventarmi. In questo mi hanno aiutato molto i miei genitori, mia sorella, la mia ragazza e tutti i miei compagni che, con pazienza, durante i pomeriggi passati a studiare insieme, hanno spesso e volentieri rallentato un po’ il ritmo per permettermi di raggiungerli”.

Sei mai stato escluso dai tuoi compagni di scuola a causa della dislessia? Se sì, come hai reagito?

“No, assolutamente. Mi hanno accolto e hanno capito le mie difficoltà. Non me le hanno mai fatte pesare e spesso ci abbiamo anche scherzato su. Questo non ha fatto altro che farmi sentire a mio agio, completamente”.

Nonostante le difficoltà sei riuscito a laurearti in matematica con quasi il massimo dei voti. Quando hai capito che le cose potevano funzionare?

“Ho compreso che le cose potevano funzionare nel momento in cui, esame dopo esame, passo dopo passo, ho capito come studiare e come poter dimostrare il mio valore. Poi, ho iniziato ad intravedere la meta. E’ stato proprio lì che ho avuto la riconferma che questa è la mia strada”.

La dislessia è per te un problema o una risorsa? E perché?

“Un po’ entrambe: sono come Hulk e Bruce Banner, l’uno non può vivere senza l’altro. Sicuramente la dislessia comporta un certo tipo di problematiche “tecniche” e un dispendio di energie molto ampio. Ci sono tante rinunce da fare per poter diventare sempre più bravo e competente. D’altra parte mi fa vedere il mondo in un modo “non conforme”, cioè da una prospettiva diversa, quasi speciale. In questo senso è una grande, grandissima risorsa”.

Cosa consigli di fare a chi, come te, è dislessico?

“Il mio consiglio è anzitutto quello di accettarsi e di convincersi che non si è, in alcun modo, meno degli altri. È vero che imparare, nel nostro caso, comporta tanta fatica, però possiamo farlo. Ne siamo assolutamente in grado! Sicuramente dobbiamo chiedere aiuto, quando non riusciamo, e darlo ogni qualvolta che possiamo. Dobbiamo seguire le nostre passioni con tutti i mezzi che possediamo, poiché la dislessia non può e non deve fermare i nostri sogni”.

Un augurio, a te stesso, per il futuro.

“Mi auguro di sentirmi sempre un “somaro”, così da avere la voglia di imparare e diventare sempre migliore. Mi auguro di poter continuare a perseguire la mia passione e farla diventare un giorno il mio lavoro”.

Come commenta anche la sua docente, Eliana Francot: “Grazie alla sua abilità di ragionamento e alla sua grande forza di volontà, Matteo ha messo a punto un metodo di studio personale che ben presto si è rivelato vincente. Sa di essere più lento degli altri, ma mai si è lasciato sopraffare dalla paura di non farcela”.

Se non sappiamo cosa vogliamo, quante possibilità abbiamo di ottenerlo?

Matteo Levi Notarnicola è un vero e proprio esempio per tutti. Insegna che con la sola forza di volontà si possono superare tutti gli ostacoli che potrebbero un giorno, da un momento all’altro, impedirci di raggiungere i nostri sogni.

L’importante è come sai resistere ai colpi, come incassi e se finisci al tappeto rialzati.

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