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Un 13enne trova una monetina e scopre il famoso Bluetooth del Re vichingo Aroldo I

alcune monete ritrovate in seguito alla scoperta del 13enne
alcune monete ritrovate in seguito alla scoperta del 13enne
Mariarosaria Guido
Scritto da Mariarosaria Guido

Luca Malaschnittschenko è un tredicenne tedesco con la passione per l’archeologia. Trova per caso una monetina ritenendola senza valore ma scopre invece il famoso bluetooth del Re Vichingo Aroldo I.

Il 13enne insieme al suo docente mentre scavano

Il 13enne insieme al suo docente mentre scavano

La monetina del famoso Re di Danimarca “Bluetooth” (dente blu) è stata trovata da Luca Malaschnittschenko, un tredicenne con la passione per l’archeologia. Il ritrovamento è avvenuto mentre Luca scandagliava con il metal detector una zona vicina a Schaprode, sull’isola di Ruegen, in Germania. Era insieme al suo mentore Réne Schoen quando ha trovato la piccola moneta.

Credendo di essersi imbattuto nell’ennesimo reperto senza valore, non avrebbe mai immaginato ciò che presto avrebbero riportato alla luce. Il reperto così è stato inviato alla squadra di archeologi di Medemburgo che hanno confermato che si tratta di una moneta di oltre mille anni.

La moneta appartenne al popolo vichingo di Aroldo I di Danimarca.

Il 14 aprile scorso, una squadra di archeologi capeggiati da Michel Schirren ha iniziato gli scavi in quella zona. Hanno scavato ricoprendo un’area di oltre 400 metri quadrati e hanno riportato alla luce moltissimi oggetti. Anelli, orecchini, bracciali e altri gioielli insieme a circa 600 monete nonché il famoso martello di Thor.

Il Re Aroldo I di Danimarca, “Bluetooth” (910-987 d.C.) era un valoroso sovrano che abbandonò la vecchia tradizione vichinga per seguire la dottrina del Cristianesimo. Il Re unì il regno dei danesi che comprendeva l’attuale Danimarca, la Germania del nord, il sud della Svezia e parte della Norvegia.

Si ipotizza che il bottino sia stato sotterrato nel 980 d.C. in seguito alla rivolta capeggiata dal figlio del sovrano, Sweyn Barbaforcuta, che lo costrinse all’esilio in Pomerania (una regione sulla costa meridionale del Baltico) dove morì nel 987 d.C.

Numerose sono le ipotesi formulate in relazione al suo soprannome. Potrebbe essere stato definito così a causa della sua passione per le more o perché si colorava i denti di blu come la maggior parte dei guerrieri nordici dell’epoca. Ma potrebbe anche essere che fosse un vichingo atipico, con la carnagione ed i capelli scuri, per questo i suoi denti sembravano blu.

Il nome di “Harald Bluetooth” sarebbe poi stato usato dalla Ericsson per creare il sistema Bluetooth di trasmissione senza fili. Il bluetooth infatti permette di far comunicare tra loro dispositivi elettronici differenti, proprio come il re aveva fatto con i popoli scandinavi, unendoli in un’unica nazione. Anche il logo è un omaggio al suo nome, in quanto le due lettere dell’alfabeto runico H. e B. danno vita al simbolo famoso in tutto il mondo.

Tra il 1872 e il 1874 a Hiddensee, non lontano dal luogo del recente ritrovamento, era stata portata alla luce una decorazione d’oro divisa in 16 parti appartenente allo stesso sovrano, ma quest’ultimo è stato definito “il più importante scavo del Baltico meridionale dell’età del Re Bluetooth”.

Fonte: shqiptarja.com

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Riguardo l'autore

Mariarosaria Guido

Mariarosaria Guido

Da poco maggiorenne, è appassionata di musica, arte e ancor prima della scrittura. Ha studiato violino per circa dieci anni e si è diplomata al Liceo Artistico. Vanta numerose partecipazioni e qualche vittoria in altrettanti concorsi di poesia. Ha pronto un romanzo fantascientifico in attesa di pubblicazione. Le piace indagare e approfondire senza fermarsi alle apparenze, stare all’aria aperta e preferisce il vintage al post-modernismo. Vorrebbe collezionare vecchie macchine da scrivere e ascoltare storie nuove.

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