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Asini in matematica? Potrebbe dipendere da un trauma

Asini in matematica? Potrebbe dipendere da un trauma

In tanti pensano di non essere bravi in matematica, guardandosi indietro, ripensano alle lezioni di matematica con orrore, paura o ansia. Le verifiche a tempo, l’avere problemi a non capire un argomento, o a volte l’intera materia.

A quanto sembra, alcune di queste persone, soffrono di vari gradi di traumatizzazione da matematica, una forma di spegnimento mentale debilitante, nell’affrontare la matematica.

Questo tipo di trauma si manifesta come ansia, o terrore, la paura debilitante, di avere torto.

Il problema di questa paura è che limita molto gravemente i percorsi di vita a molte persone. Incluse scelte di carriera o di lavoro in ambito scolastico.

Il trauma ha molte sorgenti, ci sono alcuni genitori e insegnanti che hanno il potere di influenzarlo direttamente, attraverso delle idee antiquate di cosa voglia dire “essere bravi” in matematica. Alcune di queste idee includono la velocità e l’accuratezza, che erano qualità importanti da avere, nei tempi in cui gli esseri umani erano i “calcolatori”.

La ricerca tuttavia, ha confermato che associare la velocità con il calcolo, rende l’apprendimento più debole. Le persone che hanno difficoltà a completare un test a tempo, spesso sperimentano paura, che spegne la loro memoria. Che fa dunque diventare impossibile pensare e concentrarsi, rinforzando l’idea che “la matematica non fa per me”.

D’altra parte, le persone che se la cavano in questo tipo di test, spesso iniziano a credere, erroneamente, che essere bravi in matematica voglia dire essere veloci e precisi nel fare i calcoli.

Il mito che un richiamo veloce di concetti di base di matematica sia buono per l’apprendimento ha radici profonde e perniciose. Viene dalle migliori intenzioni, d’altra parte chi non vorrebbe che i bambini siano bravi a fare calcoli? La ricerca tuttavia, dimostra che la fluentezza dei ricordi, è sviluppata al meglio solo dopo aver capito il senso degli operatori aritmetici. Dunque il modo migliore di costruire una buona memoria matematica è innanzitutto capire come funzioni la matematica.

Dunque come possono i genitori e gli insegnanti supportare una buona fluentezza di ricordo?

Prima di tutto, fargli ritrovare la gioia e la curiosità. Usando giochi che coinvolgono i numeri, come Sudoku, KenKen o alcuni giochi di carte. Creando così una necessità intellettuale di utilizzo dei concetti della matematica. Chiedere al bambino di spiegare nel processo il suo pensiero, usando parole, immagini o oggetti, in modo da validare l’importanza delle loro idee.

Riformulare gli errori, come esplorazioni. Il non avere una risposta corretta, non vuol dire che il loro pensiero sia del tutto scorretto. Farsi spiegare il loro pensiero, può fornire indizi su cosa sanno e cosa gli manca. È importante non dare indizi non verbali in modo da non rinforzare la loro idea che solo la risposta corretta conti e che non sono bravi in matematica.

Il consiglio più ovvio è di non fornire messaggi che li convincano che la matematica non sia per loro, oppure che debbano soffrire per impararla.

Se riconosci di essere un sopravvissuto a questo tipo di trauma, fatti coraggio, non sei solo e ci sono sempre modi di riprendersi. Il primo passo è capire che la matematica è vasta, bellissima ed è ricca di potenziale, dal salvare vite, all’uso ricreativo. Inoltre, molti sono molto più bravi in matematica di quanto pensino.

Fonte: Theconversation.com

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