Castiglione d’Otranto, considerato il paese-ossimoro, è un piccolo centro della provincia leccese che sembra essere consegnato al destino dell’intero Capo di Leuca, all’invecchiamento e poi allo spopolamento. E invece punta i piedi e si dà anche alla restanza, per dirla con le parole dell’antropologo Vito Teti.

Il Sud Salento si frantuma dal suo interno, invecchia, si logora. Le emigrazioni hanno ripreso quella forza inarrestabile del dopo guerra, i giovani partono e non tornano. Il Capo di Leuca si spopola, i suoi centri vanno incontro al declino. Ne è simbolo Castiglione, piccola frazione di Andrano che conta non più di mille abitanti, con l’orologio dell’unica piazza fermo,  così come le nascite che si contano su una sola mano. Chiuse le scuole, chiuso anche l’ufficio postale. La fascia dei 20-40 anni sembra sparire e gli anziani aumentare sempre più.

Così cinque anni fa iniziava la storia di un gruppo di giovani che guardandosi intorno decide di restare, resistere e provare a tirarsi su il futuro con l’unica risorsa in eredità: la terra. Quella avvelenata e consumata dalle generazioni precedenti e poi data in pasto al cemento o spesso all’abusivismo.

L’obiettivo intrapreso dall’associazione fondata dal gruppo, Casa delle AgricUlture Tullia e Gino, è invertire la rotta, rimanere senza auto-compiangersi, strappare i campi dall’abbandono.

Dai campi donati in comodato d’uso dagli abitanti del posto si è partiti per recuperare le culture ormai perse. I grani antichi Cappelli, Strazzavisazz, Saragolla fino ai pomodori, il fiaschetto e il Tondo Leccese.  Un’economia di cui molti provavano e provano vergogna ma di cui l’associazione ne ha fatto il suo motore trainante, il piccolo gruzzolo da cui partire. Donato che tornava da Bologna con la laurea in Dams, Francesco appena diplomato in Agraria, Tiziana giornalista e poi più di una ventina di altri associati rimangono ancorati a questo paese, semplicemente sono rimasti e coltivano visioni, sogni e progetti di comunità.

 L’associazione è una casa, dalla terra si parte per fondare tessuti, relazioni, per poter far rivivere Castiglione segnato dall’abbandono.

Tante sono le iniziative intraprese dall’associazione: dal Forno di Comunità per ridare alla gente del paese uno spazio in cui insieme cuocere il pane, i biscotti, fino alle sessioni della Scuola di AgricUlture per poter insegnare tecniche contadine avanzate, fornire strumenti a quanti vogliano avvicinarsi alla terra e a tali temi.

Da un ramo dell’associazione ne è poi nata una cooperativa che porta in grembo uno dei progetti più ambiziosi: un Mulino di Comunità, di cui per molto tempo ne è stata sprovvista l’intera provincia, così da poter remunerare quel lavoro svolto, senza che esso sia volontariato per troppo tempo. Creare non solo economia ma anche vincoli, idee che si intrecciano e che negli anni si moltiplicano.

L’evento più influente è sicuramente la Notte Verde.

E’ il capodanno delle iniziative svolte, capace di far giungere in quel minuscolo paese più di ventimila persone in una sola serata.

Evento capace di ridare forza alle reti di associazioni, di aziende biologiche. E’ la festa dei coltivatori di cambiamento, di un Sud che ce la mette tutta per non far migrare i suoi giovani, per riappropriarsi dei luoghi, della sua terra.

L’esperimento di restanza e delle politiche di Castiglione è stato oggetto di studio dell’Unisalento. Seguito dal professore di sociologia economica e del lavoro, Angelo Salento ne è stato presentato un bilancio sociale lo scorso sabato. In una delle manifestazioni di casadelleagriculture, Il pane e le rose, una cena per finanziare l’edizione della notte verde. Un bilancio non in cifre ma la fetta più importante dei ricavi extra-economici che dimostrano come l’esperimento stia riuscendo. Negli anni si è sviluppata maggiore appartenenza al paese, maggiore visibilità.

Castiglione è il simbolo di una nuova identità, la creazione di quello spazio relazionale in cui intorno è sorta maggiore consapevolezza su temi quali la salute pubblica, i diritti al cibo sano.

Quel gruppo di giovani ragazzi che ha deciso di rimanere e popolare di idee, di progetti sta crescendo. O meglio hanno fatto crescere da pochi semi frutti solidi. Hanno costruito in un paese prossimo allo spopolamento totale una rete ormai consolidata. Le utopie sono diventate realtà e l’esempio, l’elogio alla “restanza” a Castiglione è riuscito pienamente. Nel Sud Salento si può rimanere!

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Riguardo l'autore

Giovanna Nuzzo

Giovanna Nuzzo

Vent'anni, radici nel Salento ma trasferita a Bologna dove studia per diventare giornalista. E' impegnata nel volontariato da quando aveva quattordici anni con un'associazione locale. Da qualche anno insegna italiano in una scuola per migranti e rifugiati politici di Bologna. Vive di passi, viaggi e sorrisi. Con il cuore a Sud, sogna di tornare nel suo paese e vivere di quello che sarà il suo lavoro.

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