I progetti di Cohousing sociali, di abitare collaborativo sono in continua espansione anche nel territorio italiano.

Essi sono orientati al sostegno e al coinvolgimento di singoli e di famiglie con difficoltà economiche e sociali,  anziani o giovani in cerca della propria indipendenza. Si tratta di progetti di condivisione abitativa alla portata di tutti, dove il senso di comunità rappresenta il vero punto di forza.

I cohousing sociali social housing sono condomini in cui, oltre al proprio appartamento, gli abitanti possono usufruire di spazi aggiuntivi in comune.

Cucina, biblioteca, laboratori, piscina, palestra e tanto altro sono solo alcuni degli spazi presenti nei progetti che ampliano la possibilità dei condòmini di sviluppare l’incontro, l’arte della condivisione, della collaborazione.

Solitamente un progetto di cohousing include tra le venti e le quaranta famiglie che gestiscono insieme gli spazi comuni con grossi vantaggi a livello economico e di natura ecologica e sociale.

Ed è proprio la socialità il cuore pulsante dei progetti- cohousing. Non solo l’occasione di dividere le spese abitative ma anche un modo di coltivare l’aiuto tra vicini, la solidarietà.

L’obiettivo è anche quello di creare un tessuto di relazioni umani, abbattere muri e allontanarsi dalla storica idea di conflitto che caratterizza i rapporti tra vicini.

Il cohousing è un fenomeno antico, quasi medievale, molto diffuso nei paesi del Nord Europa. In Italia, invece,  l’abitare collaborativo assume diverse forme, se ne contano già alcuni tra eco villaggi, condomini solidali e cooperative. Il caso pioniere è sicuramente quello di Milano, dove Liat Rogel, una designer israeliana ha fondato Housing Lab, un’associazione che si occupa di diffusione, promozione e assistenza.

In collaborazione con Altraeconomia, Housing Lab ha pubblicato un libro Cohousing. L’arte del vivere insieme, scritto da Liat Rogel, Marta Corubolo, Chiara Gambarana e Elisa Omegna.  Il libro è pensato come mezzo per far diffondere le buone pratiche dell’abitare collaborativo.

Marta Corubolo , coautrice spiega a Italiachecambia: “Abbiamo notato negli anni un’evoluzione dell’interesse verso l’abitare collaborativo, che adesso contamina anche settori più tradizionali.”

Uno dei progetti di Housing Lab è stato proprio quello di portare avanti una mappatura del territorio italiano, una mappa di ogni esperienza di cohousing. Accanto alla condivisione dei luoghi, il libro affronta alcune buone pratiche: la costruzione di orti e giardini, pratiche di sostenibilità ambientale.

Il cohousing è un percorso tutto in divenire, i cantieri sono aperti, tanto è ancora il lavoro da fare per far crescere il fenomeno. La mappatura di Housing Lab è infatti in continua evoluzione, ancora non ultimata. Le esperienze dal 2013 ad oggi anche in Italia sono in aumento. Bisogna riproporsi di creare vincoli di comunità, conoscere le problematiche dei vicini e affrontarle insieme, condividendo gli spazi comuni. Questo è per il cohousing l’obiettivo più grande: contagiare i settori più tradizionalisti e contaminare chiunque.

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Riguardo l'autore

Giovanna Nuzzo

Vent'anni, radici nel Salento ma trasferita a Bologna dove studia per diventare giornalista. E' impegnata nel volontariato da quando aveva quattordici anni con un'associazione locale. Da qualche anno insegna italiano in una scuola per migranti e rifugiati politici di Bologna. Vive di passi, viaggi e sorrisi. Con il cuore a Sud, sogna di tornare nel suo paese e vivere di quello che sarà il suo lavoro.

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