Società

Davide Indino: sedici anni tra libri, alfieri e comunità

Davide Indino: sedici anni tra libri, alfieri e comunità
Foto: piazzasalento.it

Si chiama Davide Indino, ha soli 16 anni, e lo scorso 13 marzo è diventato l’alfiere dei libri, il “costruttore di comunità”. Questa è la nomina che gli ha dato la più alta carica dello Stato, il presidente della Republica Mattarella. Poi in realtà l’impegno di Davide va ricercato e ritrovato nelle sue radici ferme e forti del Sud Salento. In un piccolo paese del più profondo Capo di Leuca, Lucugnano, patria di un altro poeta, quella di Girolamo Comi.

La notizia della nomina ad Alfiere della Repubblica è arrivata con una telefonata, in un apparente tranquillo pomeriggio.

“Sono stato chiamato dal Quirinale. Una voce gentile al telefono ha dato questa notizia straordinaria. All’inizio ho incrociato le mani tra i capelli, stupito dalla gioia enorme che mi ha travolto. E, se ci penso, tremo ancora”.

Tutto è iniziato con le attività da volontario presso una piccola libreria indipendente,  l’Idrusa di Alessano. La proposta alla prestigiosa nomina proviene proprio da Michela, la proprietaria. È qui che Davide Indino si è formato e ha iniziato a mettere i piedi nei suoi sogni, nel suo futuro.

“Da quando in prima media ho conosciuto Michela Santoro, proprietaria della libreria indipendente Idrusa di Alessano, ho iniziato ad assistere agli innumerevoli incontri che organizza con esponenti dell’attuale panorama letterario -ricchissimo- nazionale e internazionale. Poi, gradualmente, ho voluto affiancarla nel “dietro le quinte”. Ho osservato, come un allievo, il grande lavoro che richiedono queste attività culturali. Dopo qualche anno, ho iniziato a organizzare eventi dapprima nella mia frazione, nel comune e poi nell’Istituto che frequento”.

Davide ha la freschezza, la mente esplosiva di un liceale.

Frequenta il terzo anno del liceo classico. Cammina al passo dei suoi ambiziosi programmi e scopi: cultura da promuovere e festival letterari da organizzare.  Rinvigorisce i tessuti  della sua comunità. Lo fa a colpi di biro, fogli da riempire e storie da raccontare.

Nella motivazione letta al Quirinale, di fronte ad altri 28 ragazzi e ragazze come lui, nominati alfieri della Repubblica si legge: “è impegnato nella promozione e nella diffusione dei libri. La lettura, la scrittura, la letteratura sono le sue passioni ed egli stesso ha ricevuto premi e riconoscimenti come autori. Fin dalla scuola media si è speso per organizzare eventi nel suo territorio, coinvolgendo amici, operatori del settore, istituzioni e riconoscendo il valore dei libri come collanti nella vita di comunità”.

La comunità. Quella di Davide che è terra di migrazioni e di lotte per restare. Una terra che Davide ama molto, in cui ha investito, anzi investe, come ci tiene a precisare, il suo tempo da adolescente che riconosce già l’anima e il valore del sapere.

E alla domanda se la cultura riesce ad arrivare ai più giovani, se riesce non far partire, Davide risponde: “Con la cultura non si mangia” è uno stereotipo molto comune e diffuso. Ecco perché – spiega – probabilmente, i giovani, ma parliamo anche degli adulti, si allontanano da questa realtà. Amo il mio Salento. È una terra affettuosa che commuove ed emoziona chi l’ha amata e adesso ne è distante. Alcuni “figli partono” perché desiderano autonomia, scoprire novità, altri per cercare lavoro stabile, altri per necessità, obbligati”. 

Ma cosa significa essere costruttore di comunità a sedici anni?

“Per me significa innanzitutto vivere nella comunità, partecipare delle sue bellezze, della sua varietà etnica, religiosa, linguistica e contribuire ad alleggerirla dai suoi gravi, dalle sue angosce. In una società vige il monito di Terenzio “Homo sum, humani nihil a me alienum puto” . Di questa citazione sarebbe contenta la mia professoressa di latino- scherza”.

Davide è stato pronto a mettersi in gioco. Lo ha fatto come farebbe un ragazzo giovanissimo, imparando dalle sue passioni, dalla sua maestra e con i suoi sogni. Poi ha fatto comprendere a tutti, finalmente, come i libri, la cultura possono fare da collante all’interno di una società. E se l’esempio, positivo, proviene da un ragazzo sedicenne, allora la risposta che arriva dal futuro sembra essere più promettente di quella presente.

Davide, però, conosce anche i problemi delle comunità, del suo Paese.

Li spiega, li affronta senza giri di parole. Poi si informa, partecipa e sa trovare una soluzione. Ricorda quella trovata dal suo paese per difendere un luogo di aggregazione culturale. “Casa Comi, luogo di forte presenza storica e artistica, uno dei pochi presìdi culturali ancora incontaminati, ha affrontato delle difficoltà negli ultimi tempi. Il Comitato pro palazzo Comi, un gruppo di volontari mosso da pura passione e coraggio, ha difeso con forza quel bene comune che è la casa del poeta Lucugnanese. Con ottimi risultati”.

E allora sì, la soluzione, ce lo dimostra Davide, può essere un festival letterario, un libro da presentare, un incontro con un’autrice, un dibattito sulla libertà di pensiero con cui coinvolgere, entrare in contatto, innaffiare la cultura della comunità, coinvolgere coetanei e adulti.

Grande sembra essere il peso che ne deriva da un riconoscimento così prestigioso ma grande ne è anche l’orgoglio. “Sono tantissime le responsabilità che sento di avere per questa carica- racconta. Oltre che “costruttori di comunità”, infatti, Mattarella ci definisce “esempi positivi per le nuove generazioni” e sappiamo bene, o forse non ancora, quanto i giovani di oggi saranno le comunità del domani e che, se vogliamo costruire un mondo più giusto, equo e solidale, occorrono inesauribili risorse educative”.

Tante anche le ambizioni.

Il futuro di Davide non si svincola dai suoi libri, dal suo impegno  e nemmeno dai suoi progetti, da quelli che ha per sé e per il suo Paese.

“Mi piacerebbe diventare da grande un diplomatico, rappresentare l’Italia nel mondo, senza trascurare l’attività di lettura e scrittura. Per il mio Paese, invece, auguro coraggio. Coraggio alle forze dell’ordine, e non solo, per la lotta alla mafia e alla criminalità. Alle istituzioni per rispondere con sempre maggiore solidarietà ai bisogni del demos. Alle donne nella loro lotta all’uguaglianza (era del mese di Gennaio la notizia sul’attuale divario stipendiale tra uomo e donna). E coraggio agli Italiani, ed Europei,  per un’affermazione democratica sempre più consapevole e partecipata. Agli operatori culturali con cui collaboro auguro di non lasciarsi scoraggiare dalla fatica, dagli ostacoli di varia natura che possono presentarsi e di riuscire nel loro obiettivo principale: diffondere bellezza della letteratura negli occhi di tutti”.

Questa è quella fetta di meglio gioventù di cui Davide insieme ad altri ragazzi e ragazze, classe 1998-2008, fa parte. È il futuro che ri-parte. Che si muove, che si mette in gioco con le sue passioni, con i sogni e le sue visioni. Che dimostra ai grandi che il modo per coltivarle c’è, esiste. Sono i “modelli positivi della cittadinanza” che accettano le sfide e riconoscono il loro grande ruolo. Il futuro di Davide parla al presente. A chiunque voglia ascoltarlo e voglia prendersi il tempo di alzarsi e andare ad ammirare la bellezza della cultura, della letteratura. Quella che lascia stregati i più piccoli di fronte alle storie di un Cappuccetto Rosso, o di fronte ad un autore che presenta il suo libro. Davide è l’alfiere della Repubblica, con un romanzo in mano è costruttore di comunità.

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