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Dunkerque: in Francia trasporto urbano gratis per tutti

Dunkerque: in Francia trasporto urbano gratis per tutti
Una veduta di Dunkerque. Foto: megandcook.fr

Dunkerque, città francese che si affaccia sulla manica al confine con il Belgio,  offre il trasporto pubblico gratuito per residenti e turisti.

Da un mese a questa parte a Dunkerque è iniziata una piccola rivoluzione nel trasporto pubblico urbano. La città conta circa 200 mila residenti e ha iniziato a fornire gratuitamente il trasporto pubblico per tutti, residenti e turisti. La flotta comprende circa 140 mezzi, molti dei quali alimentati a energia verde e a bordo hanno wi-fi gratuito e prese di ricarica per i cellulari.

Dunkerque: piccola rivoluzione nel trasporto pubblico con un impatto sociale incredibile sulla comunità.

La gratuità, disponibile inizialmente solo nei weekend e festivi, oggi è totale e l’iniziativa crea una mobilità nuova e un tessuto sociale molto differente. Gli autobus sono per tutti e i movimenti della gente aumentano ogni giorno di più, dal 50 all’80% rispetto al passato.

Gli studi dimostrano che, oltre a ridurre l’inquinamento atmosferico alle porte della città, il trasporto pubblico gratuito aumenta la mobilità tra i residenti più anziani e più giovani con sentimenti di libertà maggiore.

“Non ho mai usato l’autobus prima, – dichiara un passeggero a The Guardian. – Era troppo fastidioso ottenere i biglietti o un passaggio. Ora lascio l’auto a casa e prendo l’autobus per andare al lavoro. È così facile.”

Con i servizi aggiuntivi collegati al trasporto i passeggeri modificano le loro abitudini, intrecciano nuove relazioni, aumentano le conversazioni con gli sconosciuti e il livello di felicità aumenta progressivamente.

Gli amministratori di Dunkerque e gli scienziati sperano che il successo dell’iniziativa possa ispirare altre città a seguire l’esempio.

The Guardian ha chiesto alla gente cosa pensa di questa rivoluzione nel trasporto pubblico.

Due donne, perfetti sconosciuti fino a ora, sono in chat nel corridoio. Una delle due ammette che a volte prende il bus solo per il gusto di farlo. Un giovane che indossa le cuffie ha appena messo in carica il cellulare in una presa vicino al pulsante di prenotazione di fermata.

Claude Pointart, 65 anni, è appena andato in pensione. Confessa che il risparmio è notevole. “Sto risparmiando denaro. I mezzi arrivano ogni 10 minuti e così non devo aspettare molto. Certo, nelle ore di punta è difficile trovare posto, ma penso che comunque sia una buona cosa”.

Alcuni mezzi sono colorati di rosa, arancione, verde, giallo, blu e con le imbottiture abbinate. La gente ci sale sopra, sorride e saluta il conducente. Sembrano tutti più felici. Sono in aumento anche i servizi collegati: concerti, mostre, e ogni tipo di occasione per l’aggregazione sociale.

Georges Contamin, 51 anni, dice di aver riconsiderato come si viaggia per la città dal momento che gli autobus sono diventati a tariffa libera.

Prima, non prendevo l’autobus quasi mai, ma il fatto che ora sono gratuiti, in abbinamento all’aumento del carburante, mi ha fatto riflettere molto e riconsiderare questa alternativa.

Lo schema di Dunkerque ha preso ispirazione da Tallinn, in Estonia, che nel 2013 è stata la prima città europea a offrire gratuitamente il trasporto pubblico cittadino. In quel caso però il servizio era riservato ai soli residenti che pagavano circa 2 euro per una carta verde e permetteva di viaggiare gratis. In ogni caso l’aumento degli utilizzatori del servizio è stato notevole.

Il trasporto urbano gratuito si sta diffondendo sempre di più. Il più vecchio appartiene alla città cinese di Changning, dove il libero transito è in funzione dal 2008. Il numero di passeggeri che lo utilizza ha registrato un incremento del 60% da quando è stato introdotto.

Gli amministratori di Dunkerque sono stati pragmatici. Hanno considerato costi e benefici e hanno ritenuto che i 7 milioni di euro di spesa del trasporto gratuito non possano essere messi a paragone con i vantaggi sociali. Non si può mettere un prezzo sulla mobilità e la giustizia sociale.

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Fonte: theguardian.com

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