C’è un uomo che prova a macinare il pepe direttamente sul tavolo e una donna che scoppia a ridere e si siede al tavolo 9 con la clientela. Sono i camerieri e le cameriere del “Ristorante degli ordini sbagliati”. Si potrebbe pensare al titolo di un romanzo o di una commedia leggera. Ma nulla è come appare. Il “Ristorante degli ordini sbagliati” è un luogo reale, con tavoli imbanditi e una cucina sorprendente.

È il Giappone a lanciare l’idea, paese che non accetta sbagli, soprattutto se sul luogo di lavoro.

Eppure a Tokio il Ristorante degli ordini sbagliati impiega solo personale affetto da demenza senile o Alzheimer.

Il cliente è avvertito e accetta il rischio. Quale? Quello di rimandare indietro il piatto o di pranzare “a sorpresa”, e poi di scoppiare a ridere, intenerirsi e commuoversi.

Un esperimento choc e che bene si inserisce in una società, quella nipponica, che deve fare i conti con dati sempre più crescenti di invecchiamento della sua popolazione. È il Guardian a riportare, a tal proposito, un’analisi fortemente preoccupante. Entro il 2025, un giapponese su cinque soffrirà di una qualche forma di demenza. Per questo il governo di Tokyo ha previsto un pacchetto completo di misure. Una linea seguita, in qualche modo, anche dal “Ristorante degli ordini sbagliati”.

È a Shiro Oguni che si deve l’idea visionaria del progetto.

Il Ristorante degli ordini sbagliati prende il via dopo una visita ad un centro in cui erano ospitati diversi pazienti.

«Sapevo poco o niente della demenza, spesso anzi, era frutto di pregiudizi: invece, si tratta di persone che perdono progressivamente la memoria e che possono ritrovarsi a vagare senza meta – ha raccontato a un sito governativo nipponico.  In realtà, però, possono fare moltissime cose “normali”, anche se in maniera non convenzionale e andando, di tanto in tanto, “fuori rotta”. Chi soffre di demenza spesso si trova isolato, fuori dalla società. Noi vorremmo far sì che possano vivere anche loro in armonia con gli altri e fare qualcosa di importante».

E così, nel “Ristorante degli ordini sbagliati”, se il cliente dovesse ricevere un ordine errato, è invitato a sorridere e comunicarlo al cameriere. È un luogo che profuma di libertà. Quella dei camerieri di sentirsi al pari di qualsiasi altra persona, fuori dalla paura di sbagliare ed essere derisi. E poi fuori dalle catene della malattia, che spesso rinchiudono, e da cui noi, quelli che definiscono “normali” ci sentiamo spesso troppo lontani, e mai capaci di comprendere. E poi, la libertà della clientela, libera finalmente da luoghi comuni inutili.

La bolla dei pregiudizi a Tokio è scoppiata. Le malattie vengono dimenticate, le distanze annullate. Il “Ristorante degli ordini sbagliati” favorisce apertura mentale e quella tenerezza e gentilezza che ormai dimentichiamo di possedere.

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Riguardo l'autore

Giovanna Nuzzo

Giovanna Nuzzo

Vent'anni, radici nel Salento ma trasferita a Bologna dove studia per diventare giornalista. E' impegnata nel volontariato da quando aveva quattordici anni con un'associazione locale. Da qualche anno insegna italiano in una scuola per migranti e rifugiati politici di Bologna. Vive di passi, viaggi e sorrisi. Con il cuore a Sud, sogna di tornare nel suo paese e vivere di quello che sarà il suo lavoro.

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