Da Amman ad Adir in Giordania nasce la filiera della solidarietà: un caseificio e una pizzeria a km zero per dare un mestiere ai rifugiati iracheni.

Lo scorso ottobre era nata ad Amman la pizzeria solidale Mar Yousef’s pizza e adesso ad Adir, nel sud della Giordania apre un caseificio di sole donne che produce mozzarelle e formaggi destinati alla pizzeria e non solo.

Gli ideatori di questo bellissimo progetto sono il parroco di Jabal don Mario Cornioli e il pastore sardo Stefano Lai che ha formato le dieci donne sull’arte casearia.

E’ una storia un po’ diversa quella che si sta realizzando in Giordania. Due amici realizzano un progetto che diventa ben presto più grande di loro e che potrebbe trasformarsi ancora in un’idea di riscatto sociale, economico e umano.

Abuna Mario, così si fa chiamare don Mario Cornioli, è il parroco della parrocchia di Jabal Amman che ha organizzato l’intero progetto con la collaborazione di padre Samer Madanat, parroco del piccolo paesino di Adir. Il piccolo paese si trova nell’altopiano desertico del Kerak che gode di un microclima tale che i pascoli restino verdi per quasi metà anno. Questo si rivela fondamentale per i pastori del luogo e soprattutto per lo stesso caseificio.

“Ma procediamo per ordine. – dice subito Abuna Mario parlando al telefono con il Sir. – Lo scorso ottobre qui ad Amman abbiamo inaugurato la pizzeria solidale ‘Mar Yousef’s pizza’, aperta per dare una risposta lavorativa ai profughi iracheni che hanno trovato rifugio in Giordania dopo che lo Stato islamico aveva invaso e distrutto i loro villaggi della piana di Ninive. Oggi nel locale lavorano tredici giovani padri di famiglia che hanno appreso l’arte e i segreti della pizza ‘made in Italy’. Tutto questo grazie alla generosità di due mastri pizzaioli, il lucano Luigi Oriente e il veneto Tony Biasi, che sono venuti qui per diversi giorni a guidare dei corsi di formazione ad hoc”.

“La pizza è molto apprezzata sia dai locali che dalla nutrita comunità internazionale che vive nella capitale giordana”. – Afferma con un pizzico di orgoglio il sacerdote italiano. – “Così abbiamo deciso di compiere un ulteriore passo avanti cominciando a produrre, della pasta fatta in casa”.

“A quel punto la richiesta di formaggio, sia per la pizzeria che per la pasta artigianale, cresceva giorno dopo giorno. E allora “perché non pensare di produrre anche il formaggio?”.

Così, nel giro di qualche mese e con l’aiuto del pastore sardo, realizzano anche il caseificio che produce il formaggio italiano in Giordania. Stefano ha insegnato alle donne come si produce il formaggio e il progetto ha finalmente preso corpo.

L’aspetto che ha lasciato molti senza parole è la perfetta convivenza tra cristiani e musulmani in una terra dove l’odio etnico-razziale è sempre vivo.

“In questa esperienza ho appreso tante cose dall’amico pastore Amer, fornitore del latte e dalle donne che hanno partecipato al corso. Ricordo la luce dei loro occhi attenti a seguire le fasi della produzione del formaggio, felici di poter imparare qualcosa. E tanta motivazione e partecipazione non potevano non dare un prodotto di alta qualità. E non solo per gli ingredienti utilizzati. Da esperto posso dire che i formaggi che producono sono davvero buoni”.

“Grazie all’aiuto degli amici di Terra Santa, aggiunge Abuna Mario, abbiamo acquistato ogni strumento necessario per produrre formaggio, specializzandoci in pecorino e ricotta in primis. Abbiamo affittato dei locali dove abbiamo allestito il laboratorio di produzione, l’area di stagionatura, l’ufficio amministrativo e la cucina”.

Bisogna ammettere che è una filiera molto particolare questa. Il caseificio riesce a retribuire una decina di donne che altrimenti sarebbero rimaste senza lavoro, come il 70% della popolazione locale.

E così quotidianamente un furgoncino parte da Adir verso Amman per consegnare i circa 15 kg di formaggio di produzione giornaliera.

“Se non sono prodotti a km 0 poco ci manca. Buona parte della produzione è venduta presso la nostra pizzeria di Amman. Se le cose continueranno ad andare bene – dice abuna Mario – penseremo anche a un servizio di trasporto e consegne a largo raggio”.

Fonte: agensir.it

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Riguardo l'autore

Daniele D'Amato

Direttore Responsabile. Giornalista, fotografo e insegnante; lauree in Scienze della Comunicazione e in Sociologia e Ricerca Sociale; masters in DSA e in ADHD. Fondatore e Presidente dell’associazione fotografica Photosintesi per 10 anni; fondatore e direttore editoriale della testata fotografica IVISIVI; Amministratore dello studio fotografico Comunickare; Collaboratore di “Fotografia Reflex”; docente di Linguistica delle immagini e Metodologia del Portfolio nelle scuole di fotografia; fondatore e Presidente del Collettivo Fotografico Xima.

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