Società

Mulino di Comunità: l’ostinazione di una visione collettiva

A Castiglione d'Otranto il mulino di comunità
Foto: Alexander Corciulo

Il Mulino di Comunità ha preso vita, ha un’anima, l’utopia dei visionari dell’associazione “Casa delle AgriCulture Tullia e Gino” di Castiglione d’Otranto è divenuta realtà. Il primo Mulino di Comunità della Puglia è stato inaugurato lo scorso 31 marzo in una festa corale, quella della terra, con la banda, gli aquiloni e i bambini. Era presente anche Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia.

Centro di trasformazione polivalente dei cereali di qualità, il Mulino servirà a ridare valore alla biodiversità cerealicola e leguminosa. È uno strumento, anzi lo strumento pensato per combattere lo spopolamento nelle aree rurali del Salento, incentivo per un’agricoltura sana.

È l’arnese per praticare la democrazia del cibo, come più volte è stato affermato dalla stessa associazione.

Grazie a questo esperimento, primo in tutta Italia, intreccio di una rivoluzione dal basso e collaborazione con le istituzioni, chiunque potrà portare il proprio raccolto e usufruire di un servizio di molitura a costi equi. Nessuna barriera può essere frapposta perché sia garantito il diritto al cibo sano e di qualità. Tutti devono accedervi: i poveri, i figli dei disoccupati, cassaintegrati, salariati. Il Mulino di Comunità, infatti, è la sfida di chi ha voluto rinsaldare vincoli sociali, campi abbandonati e avvelenati, di chi ha agito, sacrificando il proprio tempo, denaro e lavoro, per il futuro della collettività.

Nasce a Castiglione d’Otranto, centro di poco più di mille abitanti. Sorge in “Zona Trice”, dove da secoli si tiene la fiera di Santa Maria Maddalena, durante la quale veniva fissato il prezzo dei cereali per tutto il circondario. Occorre, però, comprendere qual è stata la spinta propulsiva. Dal 2012 “Casa delle AgriCulture Tullia e Gino” opera per riconvertire terreni abbandonati con la formula del comodato d’uso gratuito. Utilizza la pratica dell’agricoltura naturale, senza pesticidi, facendovi ritornare, dove non c’era più nulla, canapa, cereali antichi, varietà di pomodori ormai scomparse. Un salto nel passato e due nel futuro. Lo fa contaminandosi e contaminando, e quindi con il rito delle semine collettive, abbracciando anziani, bambini, diversamente abili, migranti.

Siamo partiti senza un euro, senza un centimetro di terra di proprietà, eravamo tutto tranne che contadini, afferma dal palco Tiziana Colluto, Presidente dell’associazione “Casa delle AgriCulture Tullia e Gino”.

Poi, nell’autunno del 2016, “Casa delle AgriCulture Tullia e Gino” e “Rete Salento km0” hanno lanciato una campagna di raccolta fondi per l’avvio del Mulino di Comunità. In una sola settimana semplici cittadini e agricoltori hanno donato 37mila euro, impiegati per la ristrutturazione dei locali. Ricordano anche dal palco lo stupore che li ha colpiti quando una donna ha deciso di donare la sua buonuscita per sostenere il progetto.

Quello che è stato inaugurato a Castiglione è anche il frutto di una partecipazione virtuosa da parte delle istituzioni.

La Regione Puglia, infatti, ha aggiunto uno stanziamento di 50mila euro nella legge di bilancio dell’anno 2017. È stato, inoltre, acceso un mutuo da 70mila euro dalla cooperativa Casa delle AgriCulture, ramo dell’omonima associazione, nata proprio per gestire il Mulino di Comunità e creare nuova occupazione.

Oggi essere qui ad inaugurare il Mulino di Comunità è per noi e per la cooperativa che rappresento il modo per dire che c’è un pezzo di territorio che crede ad un nuovo Umanesimo, e che con altrettanto coraggio crede che insieme si possono realizzare grandissimi avvenimenti, spiega Donato Nuzzo, Presidente Cooperativa Casa delle AgriCulture.

È la sfida che in questo lembo di terra si è scelti di affrontare.

Dal volontariato, dall’attivismo, dal risvegliare le risorse dormienti di una comunità, si dirama una strada ulteriore. Quella della cooperazione e non della concorrenza, quella di dare un ritorno economico a chi ha scelto di praticare la “restanza”. Restare e resistere nelle terre di un sud marchiato dal tanto sbandierato motto del “qui non c’è niente e non ci sarà mai niente”.

Invece qui, in Zona Trice, a Castiglione, seduti su balle di paglia, la gente gremita, la banda, la festa e il Mulino, la terra che protegge, quel detto scompare, non se lo ricorda più nessuno. Si è scontrato con la voglia di fare, l’impegno e la passione di giovani donne e uomini, partiti senza nulla, senza terre né un centesimo e che hanno costruito con costanza e coerenza il futuro.

“Tutti dicono che non cambierà mai niente, che mondo era e mondo è, che bisogna mettersi il cuore in pace. Voi avete messo il cuore in guerra. Nell’unica guerra che ci piace, appunto, la guerra del cuore che mette in collegamento la testa” – afferma Sergio Blasi, consigliere della Regione Puglia con orgoglio di padre di questo dolce e laborioso Salento. È sua la proposta in Consiglio regionale dello stanziamento per il Mulino.

Il Mulino di Comunità, nato a Castiglione, è un mulino a pietra.

Ad oggi, è l’unica alternativa per la produzione di farine di pregio e di gusto. Questo tipo di macinazione, al contrario del metodo industriale, permette, infatti, di conservare il germe, la parte più nobile del seme. Avere un mulino con macine in pietra significa garantire la lavorazione di qualità dei cereali antichi per ottenere farine sane. Significa anche riportare giovani e non nelle terre incolte, prendersi cura dell’avvenire. Più terreni intorno a questo esperimento porteranno ad un vero e proprio ribaltamento di un’idea spicciola della natura e del suo rapporto con l’uomo. Quella di usarla a proprio piacimento, deturpandola e speculando.

E invece “L’impegno perché questo Mulino sia un centro di trasformazione di qualità non si fermerà  soltanto nell’economizzare i sacrifici fatti. Sarà quello di ridare vita alla campagna, coltivandola nel profondo rispetto agronomico e culturale” –ribadisce con fermezza Donato Nuzzo.  

Dobbiamo però tutti insieme essere parte di questa rivoluzione, liberarci dalle logiche che per quarant’anni hanno determinato anche le nostre abitudini alimentari. Dobbiamo iniziare a pretendere che questo diventi la normalità. Mangiare è un atto agricolo. Perché dietro a quel prodotto ci sono i nuovi ricercatori di felicità, ci sono le loro storie, i loro sacrifici, le loro idee.

Forse è questa la grandezza che c’è dietro al Mulino di Comunità di Castiglione.

La forza delle visioni, di un germoglio messo a dimora nel futuro appaiono chiari alla porta d’ingresso. C’è una targa affissa al muro. Recita: “Non con la speranza del guadagno, ma della libertà”. Ricorda così l’epigrafe su un frantoio del Capo di Leuca. È datata 1789, anno della Rivoluzione Francese. E guardando all’impegno gratuito, alla raccolta fondi, a chi ha donato un pezzo di terra, un impianto elettrico, le porte a questo Mulino, non si può certo dire che tutto questo non sia frutto di una Rivoluzione. Di quelle che hanno dentro una gentilezza smisurata, che sanno riconoscere la bellezza, la coerenza e il duro lavoro, che scavano a fondo come gocce sul terreno.

Quando abbiamo iniziato il nostro percorso sette anni fa, eravamo considerati degli strani visionari, racconta Tiziana Colluto.

Oggi più che mai crediamo che avere una visione sia essenziale. Tiene vivo il fuoco. Ci ha spinto a fare a dispetto di tutti gli ostacoli, tanti, incontrati finora. Abbiamo lavorato moltissimo, da volontari, e questo per noi è un nuovo inizio, ancora più carico di consapevolezza e responsabilità. Resteremo coerenti  all’idea che per restare alle nostre latitudini, nelle nostre terre del margine, c’è bisogno di osare, sperimentare e fare scelte radicali. È quello che abbiamo fatto in questi anni. È quello che faremo ancora”.

Il 31 di Marzo germoglia la Primavera. In zona Trice, di fronte al Mulino di Comunità, arriva la banda dopo aver risvegliato il Paese. Sono le undici circa. La gente gremita ha gli occhi lucidi al taglio del verde nastro. Gli anziani guardano Donato, Tiziana, i ragazzi e le ragazze di “Casa delle AgriCulture Tullia e Gino”. Guardano al futuro che ritorna. Come un fiume, si impossessa con testardaggine di queste terre. A Castiglione d’Otranto è “fatto giorno”, citando il poeta Rocco Scotellaro. L’utopia ha spezzato gli argini della realtà. Ha lasciato che l’ostinazione delle visioni collettive potesse diventare pane quotidiano.

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