Società

Hanno preso la patente le prime dieci donne saudite

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Era cominciata qualche anno fa la battaglia per riconoscere questo diritto e oggi le prime dieci donne saudite hanno potuto conseguire la patente.

Nel 1990 una fatwa del Gran Mufti, l’autorità religiosa wahhabita più anziana e influente in Arabia Saudita, aveva emanato in maniera informale il divieto di guida per le donne. In breve questa condizione era diventata una politica ufficiale del governo saudita e l’Arabia Saudita era l’unico Paese al mondo in cui alle donne non era concesso guidare.

Nel settembre dello scorso anno, il principe ereditario Mohammed Bin Salman aveva annunciato la sua decisione della revoca di questo divieto ed il Paese si stava preparando a questo fondamentale cambiamento.

Tale revoca entrerà ufficialmente in vigore il 24 giugno prossimo ma le prime 10 donne hanno già conseguito la patente.

Il governo saudita ha dichiarato che altre 2000 donne otterranno la patente di guida nella prossima settimana.

La popolare rivista Vogue ha recentemente deciso di celebrare questa conquista con una copertina che ritrae la principessa saudita Hayfa bint Abdullah al Saud. La donna è ritratta nel deserto al volante di un’elegantissima auto decapottabile e indossa i tacchi alti. Il suo volto fiero e deciso è ben presto diventato il simbolo di questa importante conquista per il Paese arabo e per tutto il mondo femminile.

Questo traguardo è stato anche ben accolto da società come Uber che ha iniziato a reclutare delle autiste. Il recente video di una donna che riceve la patente da un poliziotto in divisa è diventato virale in poche ore.

Tahani Aldosemani ed Esraa Albuti sono le prime due donne che hanno convertito le loro patenti internazionali in saudite. Lo scorso 3 giugno esse hanno mostrato questi documenti alle telecamere del Ministero dell’informazione saudita.

Nonostante questo fondamentale traguardo, la notizia ha suscitato svariate polemiche in quanto il mancato rispetto dei diritti umani resta ancora un dato altissimo e preoccupante.

Alle donne di questo paese, grazie alle riforme del principe Bin Salman, è stato concesso di entrare negli stadi e di diventare imprenditrici o investigatrici anche senza il consenso di una figura maschile della loro famiglia.

Inoltre il suddetto programma di riforma si è aperto anche a tutta la popolazione saudita. Nell’ultimo anno, infatti, sono stati aperti i primi cinema e si sono tenuti i primi concerti dal vivo nel Paese prima proibiti ma ancora osteggiati dai religiosi.

E se da una parte queste importanti conquiste dimostrano il cambiamento all’interno del Paese, è ancora alto il numero di divieti imposto alle donne saudite.

Per esempio, non possono pregare insieme agli uomini e non possono riunirsi in luoghi che non siano esclusivamente dedicati al genere femminile. Non possono sposarsi, viaggiare all’estero o frequentare scuole superiori. Non possono essere sottoposte ad alcuna procedura medica senza il consenso di un tutore maschio (marito, padre, fratello o addirittura figlio).

Anche la figura dello stesso principe è apparsa molto controversa.

Il suo instancabile programma di riforme sta contribuendo a migliorare il volto del Paese. Tuttavia il modo in cui ha accentrato tutti i poteri su di sé ha suscitato molte polemiche. Si è sbarazzato di tutti i suoi rivali politici e ha fatto arrestare decine di membri della famiglia reale e uomini d’affari sauditi. Addirittura li ha costretti a consegnare al governo parte delle loro ricchezze.

Due settimane fa, Loujain Al Hatloul, Aziza Yousef e Eman al Nafjan, principali promotrici della campagna in favore del diritto a guidare per le donne, sono state arrestate per tradimento. Insieme a loro, altre due donne che nel 1991 avevano guidato per prime in Arabia, oggi ultrasettantenni, sono state arrestate senza una motivazione precisa.

Non c’è dubbio che la recente revoca di questo divieto sia un importante successo per le donne arabe. Ma il cammino verso il raggiungimento di tanti altri diritti per le donne è ancora lungo e richiede molto impegno.

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