Società

Pezzi di Pane: viaggio nel mondo del pane

Foto: Claudio Sembeni

Pezzi di Pane, l’evento conclusosi lo scorso febbraio a Castiglione d’Otranto, è stato un racconto e poi un viaggio nel mondo del pane, il collante di culture e popoli, l’elemento immancabile di una comunità. È stato un intreccio di gesti e un incontro tra generazioni. Uno sguardo sul passato e due sul futuro.

Organizzato da AMA, Accademia Mediterranea dell’Attore, ha visto la collaborazione con l’Associazione locale, Casa delle AgricUlture Tullia e Gino. L’evento è stato inserito nell’ambito del programma “InPuglia365-Cultura Natura Gusto”, intervento regionale in attuazione di un piano strategico per la valorizzazione del territorio pugliese e per la destagionalizzazione dei flussi turistici. L’intero progetto è stato coordinato da Franco Ungaro, presidente dell’Accademia.

Creatività e memoria, le due parole chiavi di Pezzi di Pane, si sono declinate lungo due tappe, in ben tre mesi, da dicembre fino a febbraio. La prima dentro la cornice del Forno di Comunità di Castiglione per un laboratorio esperienziale sul pane. La seconda, invece, ha visto aprire i sipari della performance teatrale “Pupe di Pane”, dentro al Mulino di Comunità.

Il laboratorio, accanto al fuoco dell’unico forno del paese, ha portato nel borgo di Castiglione più di un centinaio di ragazzi provenienti dalle scuole del basso Salento. Le signore dell’associazione “Auser-Ponte Andrano-Castiglione” erano le cantastorie del pane. I ragazzi e le ragazze invece, sono stati attenti uditori, sguardi curiosi e pieni di domande. Lo scopo è stato quello di impararne i gesti, i segreti e tutte le ricette possibili con la sola farina di grani antichi, acqua e lievito madre. Ada e Anna, membri attivi dell’associazione “Auser”, sono state alcune delle maestre. Hanno tramandato i loro insegnamenti al futuro di questa terra. Gesti lenti, storie, lezioni sulla cerealicoltura per far appassionare i tanti, ragazzi e adulti, arrivati appositamente per Pezzi di Pane.

Il giorno successivo al laboratorio, la performance teatrale ha incantato, ha lasciato spazio alle emozioni, ai ricordi dei più adulti. I testi, l’ideazione e poi l’interpretazione di “Pupe di Pane” sono curati, ideati e interpretati dalle attrici Angelica Dipace, Carmen Ines Tarantino, Giulia Piccinni, Antonella Sabetta e Benedetta Pati. La regia, invece, è di Tonio De Nitto.

Il rito, il mistero del pane e della sua essenza diventa teatro. Ma non solo. È quello sguardo al passato che fa da sfondo al futuro, al riscatto dei grani antichi, al lavoro dei giovani e dei nuovi contadini che popolano, oggi, Castiglione e tutto il Salento. E allora il pane è così che diventa collante, mostra la sua storia, le sue tradizioni e le sue molteplici sfaccettature. Ma soprattutto mostra a tutti qual è stata e qual è la sua importanza.

Intorno ad un tavolo da lavoro, la “mattrabbanca”, cinque attrici, compiono un rituale. Danno vita a una storia che attraversa dialetti e cucine diversi, quella, in particolare, delle pupe di pane.

“Un tempo queste bambole- spiega il regista- si modellavano nell’attesa di Pasqua. I bambini avevano poco o nulla e queste pupe erano un regalo speciale, un augurio, un talismano apotropaico per scongiurare le disgrazie e ristabilire un equilibrio con la madre terra, una rinascita. Pupe di Pane è un rito, è il mistero attorno a un rito che, ora come allora, si rinnova e ci racconta di donne forti che impastano per ore e vegliano il pane prima “dell’uccata”, l’infornata. Mischiano la farina e le loro vite attraversando la storia. Quella piccola storia che con le loro mani e con il loro coraggio diventa la Grande storia”. 

La performance riprende infatti tappe del percorso storico che si intreccia con il pane. Quando per acquistarlo, in tempi di guerra, serviva “la tessera” e toccava accontentarsi di dosi già definite. E poi le rivendicazioni al grido di “Pane e lavoro”, gli spari di fucili sulla fame della gente. Fino alle “leggende” e ai riti. La scena finale si svolge tutta intorno all’invocazione di un “bacialo” quasi sacrale, per scongiurare possibili mali. Quando è troppo duro e tocca darlo alle galline. E poi ancora per ricordare il sudore della fronte che è servito per guadagnarselo. O perché “caccia i denti d’oro”! O molto più semplicemente perché occorre “ringraziare Dio di averlo”. L’intimità, poi, dei canti popolari ha impreziosito l’intera performance.

Lo spettacolo è andato in scena anche a Matera, dentro la programmazione per Matera Capitale della Cultura 2019.

Questo, invece, è stato Pezzi di Pane a Castiglione d’Otranto, comunità già molto attiva, dove con l’evento si è riportata l’attenzione a un elemento vivo, pulsante di storia, tradizioni e mistero. Quelle parole chiavi, creatività e memoria, sono state rispettate, hanno preso vita con il laboratorio prima, pieno di occhi giovani e lo spettacolo dopo. Con Pezzi di Pane si è restituita importanza al primo vero germe di “uguaglianza, ordine e simmetria”: il pane.

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