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Campionato mondiale di quidditch a Firenze, tra divertimento e integrazione

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Si è svolto a Firenze dal 27 giugno al 1° luglio scorso, il campionato mondiale di Quidditch.

Nel 1995, la scrittrice britannica Joanne Rowling pubblicò il primo libro della seria di Harry Potter. Successivamente, a partire dal 2001, le vicende del piccolo mago hanno raggiunto anche le sale cinematografiche, affascinando milioni di persone in tutto il mondo.

Nei libri e nei film erano spesso descritte scene sul campo da quidditch, uno sport magico e unico.

Il gioco consisteva nel tentativo di due squadre avversarie di segnare punti tirando delle palle, dette “pluffe”, in uno dei tre cerchi disposti agli estremi del campo, volando a bordo di una scopa. Nel frattempo alcune palle “bolidi” tentavano di colpire e distrarre i giocatori avversari. Per conquistare la vittoria bisognava catturare il “boccino d’oro”, una pallina alata e dorata che volava rapidamente per tutto il campo, conquistando 150 punti.

Ogni squadra era composta da 3 cacciatori, coloro che cercavano di tirare le pluffe nei cerchi; 1 portiere in difesa dei propri anelli; 2 battitori, di cui uno cercava di colpire gli avversari con i bolidi e l’altro di difendere la propria; 1 cercatore per catturare il boccino d’oro e Harry Potter era uno dei migliori in questo ruolo.

A 10 anni dalla pubblicazione del primo libro della saga, Xander Manshel, uno studente del Middlebury College nel Vermont, era alla ricerca di uno sport alternativo. Prendendo spunto dai magici racconti di Harry Potter, decise di creare una versione del quidditch per i “babbani”.

In breve tempo il gioco acquistò molta popolarità nella sua nazione e lui diventò il primo commissario del quidditch, avviando inizialmente dei tornei intrauniversitari. In seguito, la sua divenne un’organizzazione senza scopi di lucro, organizzando tornei mondiali.

Dal 27 giugno al 1° luglio scorsi, Firenze ha ospitato il campionato mondiale di Quidditch.

Durante la cerimonia inaugurale si è tenuto uno spettacolo con alcuni sbandieratori ed una partita dimostrativa in Piazza Santa Croce, in cui l’Italia ha affrontato l’Australia.

Ad aggiudicarsi la vittoria sono stati gli Stati Uniti, seguiti dal Belgio, dalla Turchia, dal Regno Unito e dall’Australia. L’Italia, invece, si è piazzata all’ottavo posto.

Ma com’è possibile giocare a quidditch senza magia?

Semplice. Xander Manshel inventò una versione babbana in cui i giocatori corrono al suolo, seduti su un bastone che devono obbligatoriamente tenere almeno con una mano senza che tocchi il suolo. Ogni gol con la pluffa (una palla da pallavolo leggermente sgonfia) vale 10 punti, mentre la cattura del boccino vale 30 punti.

Probabilmente la vittoria degli Stati Uniti è stata favorita dal fatto che la cultura del quidditch è molto diffusa nel loro Paese, tanto che è uno sport praticato anche al college.

Ma Erika Crociani, l’assistant coach della Nazionale italiana, ha molta fiducia nella sua squadra e ha dichiarato: “L’Italia ha comunque raggiunto un buon risultato se consideriamo che nel nostro Paese ancora non c’è la cultura del quidditch. Siamo molto soddisfatti di come abbiamo giocato. Questi mondiali hanno cambiato molti equilibri. E l’Italia ha molte buone possibilità nel futuro. Abbiamo giocato contro il Regno Unito ed eravamo pari. Siamo stati sfortunati perchè loro hanno preso il boccino prima di noi. La stessa dinamica si è ripetuta con la Germania. Ma tenere testa a squadre così forti è stata una bella soddisfazione”.

È stato Andrea Miglietta, presidente dell’Associazione mondiale del Quidditch, a proporre con successo la candidatura di Firenze per i mondiali. Ed in tale scelta è stato affiancato dalla Human Company, un’importante società del turismo all’aria aperta.

Vogliamo continuare a promuovere il quidditch e colmare la lacuna che c’è in Italia rispetto agli altri paesi – ha affermato Miglietta.

L’evento ha portato a Firenze più di 4000 persone tra giocatori e curiosi appassionati dello sport e di Harry Potter.

“Non ci aspettavamo tutto questo successo”, ha riferito Marco Galletti, Ceo della Human Company. “Ciò che è positivo è che questo evento ha attratto a Firenze un target di giovani e giovanissimi che difficilmente visita città d’arte. Siamo molto soddisfatti e continueremo ad appoggiare il quidditch e lo sport in generale”.

Oltre al divertimento ed allo sport, però, questo evento è servito per sottolineare e promuovere dei valori molto cari all’autrice della saga. Le parole d’ordine, infatti, sono state il rispetto, la lealtà, l’attenzione alla diversità e la collaborazione.

A tal proposito sono state inserite due regole fondamentali al gioco. Con il “terzo tempo” le squadre avversarie sono invitate a complimentarsi ed a festeggiare insieme alla fine del match. E con il “massimo 4” ogni squadra, composta da 7 giocatori, è obbligata ad avere al massimo 4 giocatori dello stesso genere.

Il quidditch è uno sport fatto per unire, per questo va oltre ogni cultura, religione o orientamento sessuale.

“Ho deciso di indossare il velo perchè fa parte della mia religione e mi fa sentire più vicina a Dio”, ha raccontato Nadiah, giocatrice del team malese. “Non mi vergogno della mia scelta ma conosco persone che lo fanno. Io penso che le persone debbano accettarmi per come sono e il velo rappresenta una parte di me. Nella mia squadra non ho avuto problemi. È un ambiente molto inclusivo e a nessuno importa se gioco con il velo o senza. I miei genitori non sono contrari che gioco in squadra con i ragazzi, l’importante è che non c’è troppo contatto con i giocatori maschi”.

Anche Lucy, una giocatrice transgender della nazionale inglese ha raccontato con gioia la sua esperienza. “Da piccola ho sempre praticato sport, poi ho smesso proprio perchè mi sentivo a disagio. Ho ricominciato grazie al quidditch. Qui nessuno ti giudica: donne e uomini giocano insieme alla pari”.

Questo evento è stato un’importante occasione di divertimento non solo per le 29 nazioni che vi hanno partecipato, ma anche per tutti gli appassionati dello sport.

La sua importanza sta crescendo notevolmente, tanto che la parola “Quidditch” è stata inserita nel vocabolario dalla Oxford Dictionary. E magari, in futuro, potrebbe diventare una disciplina olimpica.

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