Sport numero uno in Italia ma, il calcio è uno sport femminile? Unisce e divide milioni di persone. Una disciplina, che va ben oltre il suo significato, diventa oggi più che mai anche uno sport per donne.

Da quando gli inglesi lo concepiscono nel lontano 1863, questo sport rappresenta un punto di incontro, per tutti gli appassionati del genere. Per storia, il calcio è da sempre visto come uno sport per maschi, e di conseguenza non per donne. Le maggiori competizioni, dove si spendono fiumi di milioni in pubblicità, programmazione e strutturazione della competizione stessa, sono da sempre legate al mondo del calcio maschile.

Da qualche anno però le cose sembrano cambiare e il calcio è uno sport femminile tout court.

In Inghilterra, Svezia, Stati Uniti ecc… , da qualche anno il mondo del calcio si vede anche come un modo adatto al genere femminile, e quindi non solo maschile.

Tante federazioni hanno deciso di istituire dei veri e propri campionati professionistici, con tanto di sponsor, trofei e competizioni internazionali. Quello che ne segue, è la naturale apparizione, anche delle nazionali femminili.

Anche in Italia si inizia ad investire sul calcio femminile

Pensiamo a società importantissime per il calcio italiano, come Juve,Inter e Milan. Tutte e tre le società sono da sempre conosciute per gli incredibili risultati ottenuti nel mondo del calcio, a livello maschile.

Da circa 2 anni però, queste tre importanti società hanno deciso, di investire nel calcio anche a livello femminile. Questo però non fa crescere minimamente l’interesse del pubblico italiano, per la variante femminile del calcio, almeno fino ad un evento ben preciso.

La nazionale italiana maschile di calcio, fallisce l’accesso alla fase finale del mondiale di calcio 2018. Questo avvenimento crea una grandissima delusione a livello nazionale, ed incide anche sull’economia di uno stato che fa del gioco del calcio una delle principali industrie nazionali.

A livello di club non va comunque meglio. Con la Juventus campione di Italia da ormai 8 anni consecutivi, ma che a livello europeo fatica ad imporsi; con un Inter tornata da poco ad alti livelli dopo la conquista del tetto d’Europa e del mondo, avvenuti ormai 10 anni fa; e con un Milan in gravissime condizioni economiche ed in altrettanto grave crisi di risultati; il tifoso italiano non ha nulla di cui gioire. Almeno fino a quando le donne italiane non decidono di ritagliarsi un ruolo importante in questo sport.

Il calcio è uno sport femminile e lo dimostra anche la nazionale femminile di calcio ai mondali del 2019

Ebbene si, dopo la delusione mondiale dei “maschi” che non partecipano al mondiale 2018, gli italiani possono tornare a sorridere grazie alla prima partecipazione ad un mondiale femminile, da parte della nazionale Italiana.

Nonostante, la nazionale italiana femminile, sia una vera e propria matricola, e di conseguenza sfavoritissima, riesce a regalare spettacolo, superando il girone, da prima classificata.

Approdata alla fase ad eliminazione diretta, il popolo italiano assiste ad uno spettacolo che da tempo non si vede. La nazionale italiana femminile, annichilisce la Giamaica, vincendo per 5 a 0.

A questo punto in Italia tutti iniziano a comprendere l’importanza di questo sport a livello femminile. Si comprende anche, finalmente, il perché importanti società come Juve, Inter e Milan iniziano seriamente ad investire sulle donne.

Il mondiale per le azzurre, termina ai quarti di finale con la sconfitta di misura contro le più forti ed esperte olandesi; ma termina con la consapevolezza che il calcio femminile in Italia sta diventando giorno dopo giorno sempre più importante.

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Riguardo l'autore

Daniele D'Amato

Daniele D'Amato

Direttore Responsabile. Giornalista, fotografo e insegnante; lauree in Scienze della Comunicazione e in Sociologia e Ricerca Sociale; masters in DSA e in ADHD. Fondatore e Presidente dell’associazione fotografica Photosintesi per 10 anni; fondatore e direttore editoriale della testata fotografica IVISIVI; Amministratore dello studio fotografico Comunickare; Collaboratore di “Fotografia Reflex”; docente di Linguistica delle immagini e Metodologia del Portfolio nelle scuole di fotografia; fondatore e Presidente del Collettivo Fotografico Xima.

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