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L’Islanda ai Mondiali di Russia ci insegna qual è il vero spirito del calcio

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Si è da poco conclusa l’impresa dell’Islanda ai Mondiali 2018. La squadra dei “vichinghi” ha dovuto salutare con rammarico la Russia, dopo aver perso il turno con Nigeria e Croazia. Ma la favola della Nazionale Islandese, qualificata ai Mondiali per la prima volta nella storia del calcio, non è finita qui. Perché la terra del ghiaccio e del fuoco, dopo aver fatto breccia agli Europei 2016, ancora una volta ha lasciato il segno nel cuore dei tifosi di tutti i colori. E ci ha insegnato quale sia il vero spirito del calcio.

Il calcio è divenuto famoso in Islanda solo di recente. Prima era uno sport scarsamente praticato e di cui si conosceva poco. Ma è ormai giunto alla ribalta nazionale, tanto che, al momento dell’esordio contro l’Argentina, il 99,6% della popolazione era incollata alla TV a guardare il mondiale. Finnbogason, che ha segnato il primo gol del torneo mondiale, ha ironicamente affermato su Twitter: Il restante 0,4% era in campo.

La nazione più piccola del mondo, che conta solo 330.000 abitanti, vanta ora un’importante cultura calcistica. Essa ha però un’origine profondamente diversa da quella dei Paesi pionieri del pallone.

Pochi decenni fa gli adolescenti islandesi erano, secondo le stime, tra i più alcolizzati al mondo. Harvey Milkman, psicologo statunitense che insegna all’Università di Reykjavik, spiega: Non potevi camminare per strada in centro a Reykjavik di venerdì sera, perché non ti sentivi al sicuro. C’erano schiere di teenager che si ubriacavano davanti ai tuoi occhi senza farsi troppi problemi.

Dapprima nel 1992, poi nel 1995 e nel 1997 furono somministrati dei questionari agli studenti tra i 14 e i 16 anni. Si chiedeva loro quanto fumassero o bevessero o se l’avessero mai fatto, come trascorressero il proprio tempo libero e che genere di attività preferissero. I sondaggi gettarono luce su una realtà più allarmante di quanto si fosse immaginato. Emerse che il 25% dei giovani fumava quotidianamente, e il 40% si era ubriacato negli ultimi 30 giorni. Anche la percentuale di suicidi era tra le più alte del Pianeta.

Data la gravità dei risultati, si decise di andare più a fondo. Attraverso ulteriori analisi, gli studiosi rintracciarono le scuole di provenienza dei partecipanti e identificarono gli istituti in cui la percentuale di tossicodipendenti era più bassa.

Si accorsero che coloro che conducevano uno stile di vita più sano, erano anche quelli che svolgevano più attività organizzate – sport soprattutto – e trascorrevano molto tempo con la propria famiglia.

Inga Dóra Sigfúsdóttir, ricercatrice presso l’Università dell’Islanda, afferma: All’epoca c’era stato ogni tipo di programma e sforzo preventivo per combattere l’abuso di sostanze. La maggior parte di essi si basava sull’educazione. I programmi educativi, però, non funzionavano. Volevamo trovare un approccio diverso, afferma Milkman, che a quel tempo era ancora negli USA ma era pervenuto agli stessi risultati.

Si ebbe dunque un cambio di rotta, anche per volere del sindaco della capitale e di molti genitori. Fu avviata un’intensa collaborazione tra governo, scuola e famiglie. Fu varato il programma Youth in Iceland, che introdusse nuovi provvedimenti, molti dei quali sono ancora in vigore. I risultati sono stati brillanti: I fattori di protezione sono aumentati, quelli di rischio sono diminuiti, e il consumo di sostanze è calato in Islanda in modo più consistente che in qualsiasi altro Paese europeo, dichiara Álfgeir Kristjánsson.

E l’attività fisica è divenuta una delle colonne portanti del piano. E’ così che il pallone è entrato nelle vite dei giovani islandesi, portandoli a confrontarsi con le squadre più forti del mondo al torneo sportivo più seguito in assoluto. Ora il calcio è uno degli sport maggiormente praticati nella terra dei geyser, anche da un consistente numero di calciatrici in erba. E anche grazie ad esso i giovani islandesi possono oggi affermare di essere tra i più sani al mondo.

Questo è il primo insegnamento che i vichinghi ci hanno lasciato. Il pallone, spesso, può salvare la vita.

D’altronde non sbagliava Albert Camus quando diceva: Non c’è un altro posto del mondo dove l’uomo è più felice che in uno stadio di calcio.

Ma non è finita qui, poiché la squadra del geyser sound – la tradizionale danza “propiziatoria” che i giocatori ballano prima e dopo ogni partita – ci ha regalato altre perle di saggezza. Infatti, la notizia che alcuni dei suoi componenti siano normali lavoratori ha fatto il giro del mondo. Il ct della squadra Heimir Hallgrimsson di mestiere fa il dentista, mentre il portiere è telecronista e videomaker. Cosa meglio di questo dimostra quanto il calcio sia prima di tutto una passione, e non solo stipendi da capogiro?

La cosiddetta “marea blu” ha dato un’altra prova di grande sportività anche fuori dal campo. In occasione del turno contro la Nigeria, essa ha dedicato uno splendido omaggio a Carl Ikeme, il portiere nigeriano che non ha potuto partecipare al mondiale a causa della leucemia. Gli Islandesi gli hanno regalato una speciale maglia con il numero 1 del giocatore e gli hanno inviato un augurio su Twitter scrivendo: Siamo tutti con te. 

L’Islanda ci ha fatto sognare con la sua storia, con l’originale geyser sound, con la clamorosa sconfitta dell’invincibile Argentina. Ma soprattutto ci ha insegnato qual è il vero spirito del calcio, e ha segnato per sempre la storia del pallone.

Fonte: thevision.com

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