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Oncology games: le olimpiadi per combattere il cancro

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Giovanna Nuzzo
Scritto da Giovanna Nuzzo

Correre, muoversi  e continuare a vivere è la sfida che ha spinto alla realizzazione degli Oncology Games, prima edizione delle olimpiadi dedicata a chi è colpito dal cancro.

Il maratoneta italiano Leonardo Cenci, presidente di Avanti Tutta, ha dato lo spunto iniziale. Il progetto è poi diventato realtà  grazie anche al coordinamento con Tucep e al finanziamento della Commissione Europea  nell’ambito del programma Erasmus+ settore sport.

Le attività informative e preparatorie dalla durata di 18 mesi termineranno allo Stadio Farnesina di Roma, il 23 e 24 giugno, in una dimostrazione non competitiva.

Sei sono i paesi  che vi parteciperanno: Italia, Gran Bretagna, Spagna, Grecia, Polonia e Bulgaria. Lo scopo dei Giochi è dimostrare come lo sport può aiutare a sconfiggere il cancro e ad affrontare la malattia in modo positivo per migliorare la qualità di vita dei pazienti.

La strategia inseguita anche dalla stessa Unione Europea si affianca a quella per il miglioramento della salute pubblica e dell’inclusione sociale attraverso l’attività fisica. Nei diciotto mesi si sono susseguite conferenze, seminari, workshop e mostre con il supporto di medici esperti, insieme alla formazione finalizzata ad allenatori e atleti.

Sabato 23 giugno tutti i soggetti coinvolti si riuniranno per dare vita a una serie di convegni scientifici. Il fine di questi incontri è la realizzazione di linee guida per la promozione dell’attività sportiva tra i pazienti oncologici. Cenci in proposito dice: L’attività fisica può allungare le aspettative di vita dei malati oncologici.

La squadra italiana composta da 13 atleti è stata presentata lo scorso sabato a Ravenna. Gli sportivi si sfideranno in varie discipline sportive come la corsa, il lancio del peso ed il nordic walking. Ai 100, 200 e 1500 metri gareggerà il ravennate Claudio Bernardi, profondamente innamorato della vita.

L’atteggiamento positivo bisogna tirarlo fuori con le unghie per non farsi prendere dalla depressione e ammalarsi ancora di più, – afferma Claudio.

La competizione sportiva, abbattere i propri limiti, saper di poter superare gli ostacoli fortifica. Ridà dignità, spezza via quella compassione negli sguardi, fa stringere i denti e  raggiungere il traguardo, ti fa lottare come non mai. Sono queste le iniziative che danno un aiuto forte, concreto, che portano a non nascondersi  e a non cadere nella negatività più assoluta.

“Lo sport – dichiara con un misto di orgoglio ed emozione Claudio – l’attività fisica, qualunque sia, anche una camminata di 30 minuti fa bene al corpo e all’anima, la mente deve essere spronato ad andare avanti, il cuore ad amare la vita”.

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Riguardo l'autore

Giovanna Nuzzo

Giovanna Nuzzo

Vent'anni, radici nel Salento ma trasferita a Bologna dove studia per diventare giornalista. E' impegnata nel volontariato da quando aveva quattordici anni con un'associazione locale. Da qualche anno insegna italiano in una scuola per migranti e rifugiati politici di Bologna. Vive di passi, viaggi e sorrisi. Con il cuore a Sud, sogna di tornare nel suo paese e vivere di quello che sarà il suo lavoro.

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